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Ascensione del Signore
nel quarantesimo giorno di Pasqua
quest'anno è stata giovedì 9 maggio
(nel rito romano: domenica 12 maggio)
nel 2025 sarà giovedì 29 maggio
(nel rito romano: domenica 1 giugno)


 catechesi del Papa
 cenni sulla Solennità
 celebrazione a Gerusalemme
(testo del 2021)

Fino alla misura della pienezza di Cristo
1. Come è successo?
Come è successo che il dono sia diventato un fardello? Come è successo che la grazia sia diventata un problema? Come è successo che la festa sia diventata un dovere? Come è successo che la vocazione sia diventata un malessere, un disagio, un motivo di lamentela? Come è successo che la missione sia diventata una impresa frustrante?
I discorsi e gli umori che si raccolgono dentro la comunità sembrano così lontani da quanto è attestato a proposito della comunità dei discepoli. L’esperienza della Pasqua li ha trasfigurati: quando Gesù è stato innalzato sulla croce i discepoli si sono dispersi, smarriti, spaventati, quando Gesù è salito al cielo i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio (Lc 24,53).
2. Rivestiti di potenza dall’alto (Lc 24,49).
Lo Spirito come vento amico spinge al largo: le barche non aprono le vele, non sciolgono gli ormeggi. Intimoriti dagli orizzonti della missione, chiusi nell’angustia delle consuetudini, logorati dal convivere forzato, i discepoli si ammalano di malumore e di esitazioni, di paure e di pigrizie.
Ma lo Spirito può irrompere e rinnovare la terra.
3. Ma voi ...
La missione, però, appare sproporzionata.
La missione infatti non è rivolta a tanti, ma a tutti: “a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati”; “finché arriviamo tutti all’unità della fede”.
La missione non chiede molto, chiede tutto, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Come faremo noi che siamo così pochi? Come faremo noi che siamo così incompiuti, imperfetti, inadeguati?
Forse ci sono suggeriti percorsi: Sforzatevi di meno e fidatevi di più! Resistere alla dispersione, cercare l’intensità. Non l’impazienza dei risultati ma la prontezza nell’obbedienza.
Ci sono certo offerte immagini che possono illuminare la nostra vita, il nostro cammino
3.1.Edificare il corpo di Cristo: la logica del segno.
I doni dello Spirito si compiono nel servizio all’edificazione della Chiesa. La Chiesa è il corpo di Cristo che nella vicenda storica diventa il segno.
Segno visibile a tutti, perché tutti possano riconoscere il popolo in cammino verso il Regno promesso e sentire l’attrattiva della promessa. Il corpo che è la Chiesa è segno, e perciò è organizzazione, ma la sua natura di organizzazione è a servizio della missione, è segno permanente, perciò è istituzione, ma la sua natura di istituzione è a servizio della missione universale, accessibile a tutti, anzi invito rivolto a tutti.
Il corpo di Cristo che è la Chiesa invita tutti, ma per orientare tutti alla salvezza che è in Gesù, non per trattenere, non perché preoccupata della sua sopravvivenza, ma perché preoccupata che l’umanità non viva senza speranza.
3.2. Si staccò da loro e veniva portato su, in cielo: tempo e spazio ricapitolati nella pienezza di Cristo.
I discepoli tornano a Gerusalemme con grande gioia. Si sono separati da Gesù con grande tristezza e angoscia, quando Gesù è stato consegnato nelle mani degli uomini per essere crocifisso.
Ora sono pieni di gioia, perché non sono separati da Gesù, ma sono resi partecipi di un altro modo di intendere la presenza, un altro modo di contare i giorni, un altro modo di abitare la terra.
Il tempo e lo spazio non sono più principio di separazione, per cui quello che è qui non può essere là, quello che è in terra non può essere in cielo e neppure quello che era in passato non può essere presente e neppure futuro.
Il tempo e lo spazio sono abitati dalla gloria del Risorto: l’Ascensione non decreta una assenza, ma il modo glorioso di essere presente, la promessa del ritorno non decreta un tempo senza Gesù, ma il modo glorioso di vivere il presente come occasione di grazia, come grazia di comunione.
3.3. Fino all’uomo perfetto.
L’incompiuto è vocazione al compimento. Le persone soffrono l’incompiuto come il limite umiliante: vorrei essere felice, ma è già tanto se posso vivere qualche momento di allegria; vorrei amare ed essere amato, ma è già tanto se riesco a vivere qualche affetto precario e imperfetto; vorrei sapere chi sono e quale è il mio destino, ma è già tanto se riesco ad avere qualche sicurezza per domani.
L’incontro con Gesù risorto, l’uomo perfetto, promette il compimento dei desideri più profondi ed enigmatici. La gloria di Gesù risorto che riempie il cielo e la terra, il tempo e lo spazio, avvolge ogni persona e insegna la vita che conduce alla gioia, alla verità, all’amore. Fino all’uomo perfetto!.
 
Mario Delpini
Arcivescovo di Milano
L'Ascensione di Gesù al Cielo, Daniele Crespi, affresco (1626-1629), Certosa di Garegnano, Milano)

 
omelia del 13 maggio 2021, in Duomo
 
 

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maggio 2021
pg. 41488 - gr.16829
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