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Bernadette: la rivoluzionaria semplicità di una santa senza piedistallo
(da un parrocchiano)
- febbraio 2026 -
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Il ritratto di Bernadette Soubirous che emerge dalle fonti storiche è lontano dalle consuete immagini agiografiche e restituisce la figura di una donna la cui forza spirituale ha anticipato di un secolo le intuizioni del Concilio Vaticano II. Spesso descritta come eterea veggente, Bernadette era in realtà una ragazza semplice, il cui profilo psicologico è stato faticosamente ripulito dal mariologo René Laurentin dalle ‘infiocchettature’ delle amiche, intenzionate a nasconderne l'umiltà per non sminuirne la grandezza.
Ella incarnò la spiritualità degli anawim, i poveri di Israele, vivendo una santità così nascosta da risultare quasi invisibile a chi le stava accanto.
A differenza di grandi mistiche come Teresa d’Avila, capaci di costruire impianti filosofici impeccabili, Bernadette non produsse opere letterarie e faticò persino a padroneggiare la lingua francese. La sua era una ‘santità del quotidiano’ che prendeva forma nell’amore verso ogni piccolo compito affidatole. Emblematico è l’episodio in cui, pur malata, esortava una consorella stanca di decorare le uova di Pasqua a non cedere al malcontento, ricordando che anche un gesto così umile può condurre al cielo se fatto per amore. Questa concretezza la portava a vivere una spiritualità semplice, basata sul Rosario e sulla preghiera liturgica.
Bernadette possedeva un carattere forte, focoso e intriso di ironia contadina. Ella dimostrò che la grazia non trasforma il "lupo in agnello", ma lo rende un "santo lupo", capace di mantenere la propria natura rude e autentica. Anche di fronte alla sofferenza, Bernadette mantenne un approccio realistico. Celebre il dialogo con Suor Vincenza Garros su Madre Alexandrine. Bernadette chiese alla sua compaesana, Suor Vincenza, notizie di Madre Alexandrine, una suora dell'ospizio di Lourdes a cui era molto legata. Quando seppe che la Madre chiedeva a Dio ulteriori sofferenze per espiare i peccati, Bernadette rispose con disarmante onestà: «Io non saprei fare altrettanto. Mi accontento di quelle che mi sono inviate», mostrando una spiritualità concreta e lontana dagli eccessi doloristici del tempo, affermando con saggezza che «soffrire passa, l’aver sofferto resta».
In un’epoca dominata da un’obbedienza legalistica e da una visione che schiacciava l’io naturale in una lotta contro la carne, Bernadette inaugurò uno stile di libertà e servizio.
La sua vera santità risiede nell’essere fedele alla forma con cui Dio l’aveva creata, un’onestà radicata già nel suo vissuto di domestica e pastorella prima delle apparizioni. Bernadette non divenne santa per aver visto la Vergine, ma per essere rimasta puramente se stessa, trasformando la propria esistenza in una parola di Dio vivente attraverso la fedeltà alla propria immagine eterna.
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da ''InCammino Insieme'' n. 6 dell'8 febbraio 2026
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febbraio 2026 pg. 42131 - gr.24000 |
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