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Chiesa e denaro
(dal Parroco)
- gennaio 2026 -
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Una volta ritenevo che fossero solo i poveri ad avere sempre in testa il problema del denaro, poi, da qualche anno, visto il concentrarsi della ricchezza sempre più in poche mani mi pare attuarsi il detto ‘non ne hanno mai abbastanza’. Non così è, deve, e almeno dovrebbe essere per la Chiesa.
Intendiamoci.
Una Chiesa dove non si parla mai di soldi e si teme di chiedere il contributo economico ai fedeli è una Chiesa ricca perché solo chi sta bene economicamente non ha bisogno di chiedere aiuto. La Chiesa vive del contributo, libero e volontario di tutti, anche economico.
I sacramenti non si pagano: sono una ‘grazia’ di Dio. Son passati – ed è meglio così – i tempi delle tariffe; permangono in occasione dei matrimoni in alcune chiese ritenute monumenti nelle quali si deve stipendiare il sacrestano o il custode ma … generalmente vige la regola dell’offerta.
Domanda: “chi lascia un’offerta per il servizio reso?”
A rigor di logica, se non di buon senso, la risposta è: tutti.
Purtroppo non è così: almeno nel 40% dei casi non avviene, accampando pretesti o facendo finta di niente.
Un tentativo di spiegazione: perché accade?
Che fare?
In occasioni di matrimoni e battesimi, nel corso per fidanzati o nell’incontro coi genitori del battezzando, invito a fare un’offerta libera; quando si tratta dei funerali preferisco non farne cenno.
Ringraziamo coloro che riconoscono il servizio religioso fornito e contribuiscono al sostegno delle spese parrocchiali. Preghiamo affinché l’indifferenza, mista a pretesa, diminuisca sempre più per la crescita di una società più solidale.
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da ''InCammino Insieme'' n. 3 del 18 gennaio 2026
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mattino: da lunedì a sabato dalle 9.30 alle 10.30|
ottobre 2025 pg. 42112 - gr.24000 |
- invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina - www.comunitasantiapostoli.it/par/dd/dd_260116_denaro.asp |