Comunità Pastorale Santi Apostoli
la Bacheca



 
"Soli Deo Gloria"
(restauro dell'organo)
 




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Durante la Messa vigilare del 7 dicembre 2016 si è tenuta la benedizione e l’inaugurazione dell’antico organo Aletti (1871) dopo il restauro operato dalla Casa organaia “Mascioni Organi” di Azzio (VA).
Ormai da cinquant’anni l’organo era muto.
I miei ultimi predecessori avevano nutrito il desiderio del suo restauro. Don Mario Colombo già al suo arrivo a Cornaredo nel 1972 chiese preventivi che poi abbandonò per scegliere altre priorità, così anche Don Albino Panzeri nel 2006 in occasione del restauro della chiesa.
Anche noi in questi anni, come parrocchia abbiamo fatto alcuni interventi riguardanti la chiesa stessa (nuovo presbiterio, pulpiti), il restauro della Chiesa di Cascina Croce ed interventi in oratorio.
L’intervento per l’organo, economicamente importante, € 247.622,40, è stato però giustificato dalla partecipazione finanziaria della Regione Lombardia (€ 100.657) e dalla CEI (€ 43.368) e dalla generosità dei parrocchiani sensibili a questo restauro che hanno riconosciuto la bontà di questa operazione non riconducibile quindi a un solo mio desiderio o di pochi nostalgici.
Un grazie: ai progettisti Dr. Ing. Emilio Stucchi e Arch. Bruno Isonni, e al geometra Nino Piantoni. Un grazie al restauratore Giuliano Maggioni per il restauro ligneo della balconata e della cassa dell’organo.
Compito di un Parroco è anche di custodire i beni artistici: ora l’organo è tornato alla sua funzionalità sia liturgica come culturale, sia di accompagnamento nella liturgia come nelle rassegne d’organo (vedi Vesperi di Quaresima).
Il concerto inaugurale è stato eseguito dal maestro di fama mondiale Giancarlo Parodi che ha eseguito brani della Messa in onore della B.V. Maria di Frescobaldi, coincidendo questa inaugurazione con il giorno dedicato a Sant’Ambrogio e nella Messa serale vigiliare dell’Immacolata Concezione.
In quell’occasione, durante l’omelia, ho voluto esternare tre riflessioni che ancora desidero condividere in questa introduzione.
L'organo, il re degli strumenti musicali.
L'organo, da sempre e con buona ragione, viene qualificato come il re degli strumenti musicali, perché riprende tutti i suoni della creazione e dà risonanza alla pienezza dei sentimenti umani, dalla gioia alla tristezza, dalla lode fino al lamento. Inoltre, trascendendo come ogni musica di qualità la sfera semplicemente umana, rimanda al divino. La grande varietà dei timbri dell'organo, dal piano fino al fortissimo travolgente, ne fa uno strumento superiore a tutti gli altri. Esso è in grado di dare risonanza a tutti gli ambiti dell'esistenza umana. Le molteplici possibilità dell'organo ci ricordano in qualche modo l'immensità e la magnificenza di Dio. Come ben rievocava questi effetti Sant'Agostino nel suo libro delle Confessioni: : «Quante lacrime sparsi, sentendomi abbracciare il cuore dalla soave melodia degli inni e dai cantici risonanti nella Tua Chiesa! Quelle salmodie mi entravano per le orecchie e la verità versavasi nel cuore e destavasi la fiamma dell'affetto e piangevo di consolazione».
L'organo, icona del nostro essere Chiesa
L’organo porta dentro di sé simbolicamente anche una riflessione sul nostro essere chiesa, comunità cristiana. In un organo, le numerose canne e i registri devono formare un'unità. Se qua o là qualcosa si blocca, se una canna è stonata, questo in un primo momento è percettibile forse soltanto da un orecchio esercitato. Ma se più canne non sono più ben intonate, allora si hanno delle stonature e la cosa comincia a divenire insopportabile. Anche le canne del nostro organo sono esposte a cambiamenti di temperatura e a fattori di affaticamento. È questa un'immagine della nostra comunità nella Chiesa. Come nell'organo una mano esperta deve sempre di nuovo riportare le disarmonie alla retta consonanza, così dobbiamo anche nella Chiesa, nella varietà dei doni e dei carismi, trovare mediante la comunione nella fede sempre di nuovo l'accordo nella lode di Dio e nell'amore fraterno. In questa unità nella varietà, che l'organo è in grado di simboleggiare, come non vedere l'immagine della Chiesa stessa nei suoi fondamentali attributi, sinfonia vivente, immagine della celeste Gerusalemme e quasi eco delle divine armonie? Ma sotto la volta di questo tempio, dove i fedeli si sentono più che mai uniti, come membri di una stessa famiglia, la voce dell’organo, fondendo in un solo coro la voce di tutti, non solo sarà simbolo, ma espressione viva ed elemento attivo dell'unità della Chiesa.
L'organo, richiamo alla comunità civile
L’organo porta dentro di sé simbolicamente anche una riflessione per la nostra comunità civile: Cornaredo ha la ricchezza di due organi antichi, il nostro e il Serassi della “chiesa vecchia” di S. Pietro all’Olmo. Quanto più, attraverso la liturgia, ci lasciamo trasformare in Cristo, tanto più saremo capaci di trasformare anche il mondo, irradiando la bontà, la misericordia e l'amore per gli uomini di Cristo. S. Agostino, fa osservare come l'accordo giusto e regolato dei suoni musicali differenti sia l'immagine della città ben governata, ove regnano l'ordine e la pace, in grazia dell'unione armonica di elementi diversi: diversorum sonorum rationabilis moderatusque concentus concordi varietate compactam bene ordinatae civitatis insinuat unitatem. (De Civ. Dei, Lib. XVII).
L'organo, sant’Ambrogio e Maria Ss. Immacolata
La felice coincidenza dell’inaugurazione dell’organo nel giorno della solennità liturgica di S. Ambrogio, Patrono della città e della Diocesi di Milano, ci porta a ricordare il suo pensiero riguardo la musica, lui che è stato definito come «il più musicale dei Padri della Chiesa», in vista di una partecipazione sempre più vera alla Liturgia.
Attraverso una lettura orientata di Ambrogio è possibile ricostruire un aspetto significativo della sua opera che lo vede attento e sensibile all’espressione musicale come forma privilegiata per cogliere le armonie della natura, per manifestare i sentimenti dell’uomo e per entrare in contatto con Dio. Non a caso è stata notata in lui «un’anima eminentemente musicale» (Amelli, 1907). Il vescovo di Milano non ha esitazioni nel definirne la funzione precipua della musica che è quella di avvicinare l’uomo a Dio, di stabilire «una conversazione celeste», e in tal senso essa rivela una natura sacra che ha il suo naturale sbocco e la sua più evidente applicazione proprio nella casa di Dio, ovvero in Chiesa. Ed è in questa dimensione di elevazione dell’anima a Dio che trova la sua ragione l’introduzione a opera di Ambrogio del canto liturgico nella città di Milano nella forma del salmo cantato e in quella più articolata del canto antifonato, come è esplicitamente detto dal suo biografo Paolino da Milano. Perciò nelle opere di Ambrogio non mancano i riferimenti pratici su come deve essere eseguito il canto. Egli scrive infatti che il tono della voce deve essere moderato, perché se «troppo elevato non offenda l’orecchio di qualcuno», deve essere ispirato alla «compostezza» e che l’apprendimento deve avvenire «per gradi». La linea da seguire nel canto è la naturalezza. La voce — dice — deve essere «semplice e pura; il fatto che sia sonora è della natura non dell’arte»; le parole devono essere scandite bene, di modo che la pronuncia «sia realmente distinta». Tutto deve concorrere a produrre non un effetto scenico e «teatrale» ma deve servire a rivelare «il mistico», ovvero essere in grado di mettere in contatto l’uomo con il divino, come è nelle premesse e nei presupposti della teologia della musica del vescovo di Milano.
La figura e l’insegnamento del nostro santo Patrono susciti nella nostra parrocchia cultori della musica e del canto sacro.
La felice coincidenza dell’inaugurazione dell’organo con la solennità dell’Immacolata Concezione ci ricorda infine le parole stesse di Sant'Ambrogio: «Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio» (Expositio Evangelii secundum Lucam 2, 26: PL 15, 1561).
Johann Sebastian Bach, sul titolo di molte delle sue partiture ha scritto le lettere S. D. G.: Soli Deo Gloria – Solamente alla gloria di Dio.
Che tutti i frequentatori della nostra magnifica chiesa, “maestoso tempio” come ebbe a definirla il beato card. Andrea Carlo Ferrari il 9 novembre 1906, giorno della dedicazione della chiesa, mediante la grandiosità dell'edificio e attraverso la liturgia arricchita dall'armonia dell'organo restaurato e dal canto solenne, siano guidati alla gioia della fede!
È il mio augurio a questa cara com.
Cornaredo, 1 marzo 2018.
mons. Fabio Turba, parroco

     

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marzo 2018 (pag. 803044) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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