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Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
Domenica delle Palme



 
Domenica delle Palme
Domenica di Passione
(7 giorni prima della Pasqua)
 

Quest'anno la Domenica delle Palme sarà il 5 aprile
Con la Domenica delle Palme o più propriamente Domenica della Passione del Signore, inizia la solenne celebrazione della Settimana Santa, durante la quale verranno celebrati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, fino alla Resurrezione.
Nei più antichi documenti della liturgia ambrosiana la Settimana che precede la Pasqua è chiamata Settimana Autentica.
Tradizione quasi dimenticata sono i canti in latino per la celebrazione dei Vespri nelle chiese rurali; affidati alla tradizione orale si tenta ora di recuperarli. [vedi i testi ]
Gesù era giunto con i discepoli nel villaggio di Betfage, presso il Monte degli Ulivi, vicino a Gerusalemme, la sera del sabato. Mandò due di loro a prendere un’asina e un puledro; questo come era stato annunziato dal profeta Zaccaria “Dite alla figlia di Sion; Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma (Mt 21,5 che cita Zc 9,9).
La mattina della domenica i discepoli coprirono le bestie con dei mantelli e si avviarono tutti verso Gerusalemme, con Gesù in groppa all'asina.
Alle voci dell’arrivo del Messia la folla si era riunita numerosa e stendeva a terra i mantelli, mentre molte persone agitavano festosamente rami di ulivo e di palma tagliati lì vicino. E gridava "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!". Tanti erano i fanciulli.
Gesù fece il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina, acclamato come solo ai re si faceva, a cavalcioni di un’asina e non di un cavallo come solitamente facevano i re. Asina come profetizzato da Zaccaria; taluno sottolinea come l'asino ricorra nella vita di Gesù sin da Betlemme e dalla fuga in Egitto.
Gesù è un re privo di ogni forma esteriore di potere, armato solo dei segni della pace e del perdono, a partire dalla cavalcatura che non è un cavallo simbolo della forza e del potere.
Giotto, Ingresso di Gesù a Gerusalemme
affresco (1304/1306), Cappella degli Scrovegni, Padova
La liturgia della Domenica delle Palme si svolge iniziando fuori della chiesa, dove i rami di ulivo e di palma vengono benedetti (ed eventualmente anche già distribuiti ai fedeli), quindi in processione si va in chiesa.
I rami di ulivo benedetti vengono conservati nelle case per tutto l'anno. In alcune zone d’Italia vengono intrecciate foglie di palma ottenendone piccoli ornamenti, anch'essi benedetti e conservati; si tratta di un uso devozionale e come auspicio di pace.
La benedizione delle palme dalle nostre parti risale all'inizio del secondo millennio ma in Palestina, Siria ed Egitto era già in uso sin dal VII secolo, accompagnata da cerimonie e canti, oltre alla processione. È particolare la processione che viene ripetuta sin dal IV Secolo proprio da Betfage a Gerusalemme.
La processione, presieduta dal Patriarca latino di Gerusalemme, inizia dalla cappella inclusa in un piccolo convento francescano che taluno chiama Santuario dell'asinello del Signore e termina alla chiesa di Sant'Anna a Gerusalemme (presso la Porta dei Leoni o di Santo Stefano ).
Betfage significa "la casa dei fichi acerbi", in memoria dell'albero di fico che Gesù maledisse perché avesse foglie ma non frutti (Mc 11,12).
Dagli anni '80 in occasione della Domenica delle Palme si celebra in tutto il mondo cattolico la Giornata Mondiale della Gioventù che culmina in Piazza San Pietro alla presenza del Papa.


 
Santuario dell'Asinello, a Betfage"
Nella foto di destra si vede la pietra (in primo piano), con affreschi crociati, da cui, secondo la tradizione, Gesù sarebbe salito sull'asina la Domenica delle Palme


Nel nord della Sardegna, dove la tradizione dell'intreccio è forte, con le foglie di palma viene confezionato addirittura il pastorale del Vescovo (Pàssiu de s’obìspu) utilizzato in quel giorno, oltre ad altri arredi.
Per quanto riguarda ''casa nostra'' rammentiamo il passato con alcuni servizi: 2007  2008  2009  2010  2011  2012  2013  2015  2016  2017  2018  2019 


L'INGRESSO A GERUSALEMME

La rubrica ambrosiana che apre il formulario della VI Domenica di Quaresima recita: «In questo giorno la Chiesa commemora Cristo Signore che dà inizio alla sua Passione con la cena di Betania e con l’ingresso in Gerusalemme».
Come il Rito romano, ma con scelte testuali e modalità celebrative diversificate, la liturgia ambrosiana accorpa in questo giorno due distinte tradizioni, quella del solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme e quella del preannuncio della Passione che di lì a pochi giorni Gesù avrebbe sofferto: Domenica delle Palme nella Passione del Signore.
Originaria e più antica è la tradizione relativa alla Passione, con la proclamazione dell’unzione di Betania (cfr. Gv 12,1-11) come Vangelo, il carme del Servo sofferente come prima lettura (cfr. Is 53,1-12) e l’inno cristologico e pasquale della prima lettera di Pietro (cfr. 1Pt 2,21b-25) come seconda.
Più popolare e immediata dal punto di vista espressivo e impressivo – benedizione e distribuzione degli ulivi e delle palme; solenne processione verso la chiesa cantando antifone, salmi e inni; canto ai piedi dell’altare dei dodici Kyrie e dell’antifona "Benedictus qui venit" – è la tradizione relativa all’ingresso di Gesù nella città santa Gerusalemme.
Espressione sintetica, anche se vistosamente asimmetrica, dei due "misteri" celebrati nei distinti formulari di Messe di questo giorno è l’inno "Magnum salutis gaudium" [vedi testo], che viene previsto in tutta la sua ampiezza (13 strofe) come canto processionale ed è cantato in forma più breve – rispettivamente sei e nove strofe – ai Vespri (strofe 1-5.13) e alle Lodi (strofe 1.6-13). Attribuito a Papa san Gregorio Magno (590-604), esso connota ancora oggi in modo esclusivo la solenne celebrazione ambrosiana della Domenica introduttiva alla Settimana santa.
L’incipit è dato da un vigoroso invito alla gioia di fronte al mistero della redenzione operata da Gesù Cristo nella sua Pasqua : «O grande gioia di salvezza! Tutto il mondo si rallegri. Gesù, il Redentore dei popoli, guarì il mondo infermo ».
L’immagine del mondo “infermo” – orbem languidum, dice l’originale latino – travalica il tempo storico della venuta del Figlio di Dio sulla terra per raggiungere ogni generazione: noi, qui e adesso, siamo il mondo che Gesù guarisce con la sua redenzione.
Seguono due strofe dedicate agli avvenimenti di Betania, «sei giorni prima della festa di Pasqua»: la resurrezione di Lazzaro dopo tre giorni (II strofa) e l’unzione dei piedi di Gesù da parte di Maria (III strofa). Il gesto della donna è descritto con una particolare intensità narrativa, nella quale si dischiude il suo fortissimo valore profetico: «Maria prese una libbra di ottimo e puro nardo e unse i beati piedi del Signore, irrigandoli di lacrime».
Da qui in poi – ben sette strofe – l’autore narra, commenta e interpreta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, affascinato anzitutto dal mistero di umiltà-umiliazione che lì si manifesta: «Quale stupenda pietà! Quale mirabile clemenza divina! L’autore del mondo si degna di cavalcare un asinello» (V strofa). Il rinvio biblico è al profeta Zaccaria (Zc 9,9-10), proclamato nella prima lettura, che «preveggente, predisse in virtù dello Spirito santo» (le strofe VI e VII). All’incedere umile e maestoso dell’eterno Re (cfr. la strofa VIII) si accompagna il movimento della numerosa folla, riletto dall’autore con i tratti di una solenne liturgia di lode: i rami verdi recisi dagli alberi; i mantelli stesi sulla strada; i fiori sparsi a tappeto lungo la via e soprattutto la grande acclamazione messianica: «Chi seguiva e precedeva, pieno di Spirito santo, acclamava: "Nel più alto dei cieli, osanna al figlio di Davide"» (IX strofa).
Lo stesso Spirito della profezia antica anima il grido di acclamazione della folla. Dalla città commossa di allora (cfr. la strofa X) alla Chiesa esultante di oggi il passo è davvero breve. Grazie all’azione liturgica in atto noi siamo ricondotti all’evento che celebriamo e il nostro canto di oggi si fonde con quello di un tempo: «Noi dunque corriamo tutti innanzi a tanto Giudice, portando palme di gloria, cantando con mente sobria» (XII strofa).
Claudio Magnoli

  • Betània: oggi al-Azariyeh (che significa luogo di Lazzaro), 3km circa a est di Gerusalemme, oltre il Monte degli Ulivi (nei "territori"); città di Lazzaro,
  • Bètfage: 2km circa a est di Gerusalemme, oltre il Monte degli Ulivi (vicina a Betania, nei "territori"),


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    marzo 2009  (pag. 3112) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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