Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
Madonna di Loreto



Beata Vergine Maria
di Loreto
- la Santa Casa -
(10 dicembre)

 



È assai comune che Loreto venga definita "la Lourdes italiana"; ed è forse vero, se si allude alla grande devozione e ai tanti pellegrinaggi che hanno Loreto come mèta. Ma a Loreto non si ricordano Apparizioni della Madonna come a Lourdes, Fatima, Caravaggio, Banneux o tanti altri luoghi (l'inclusione di questa pagina nel piccolo menu azzurro - che racchiude "apparizioni" - è una nostra forzatura)..
La peculiarità del Santuario di Loreto è quella di custodire la Santa Casa, la Casa di Nazareth, cioè quella che fu la dimora della Sacra Famiglia, la casa nella quale si svolse la vita quotidiana di Gesù, Maria e Giuseppe.
Ma è innanzitutto necessario citare le parole di San Giovanni Paolo II:
"""Quello Lauretano è un Santuario mirabile. In esso è inscritta la trentennale esperienza di condivisione, che Gesù fece con Maria e Giuseppe. Attraverso questo mistero umano e divino, nella casa di Nazareth è come inscritta la storia di tutti gli uomini, poiché ogni uomo è legato ad una ‘casa’, dove nasce, lavora, riposa, incontra gli altri e la storia di ogni uomo, è segnata in modo particolare da una casa: la casa della sua infanzia, dei suoi primi passi nella vita.
Ed è eloquente ed importante per tutti che quest’Uomo unico e singolare, che è il Figlio unigenito di Dio, abbia pure voluto legare la sua storia ad una casa, quella di Nazareth, che secondo il racconto evangelico, ospitò Gesù di Nazareth lungo l’intero arco della sua infanzia, adolescenza e giovinezza, cioè della sua misteriosa maturazione umana… La casa del Figlio dell’uomo è dunque la casa universale di tutti i figli adottivi di Dio. La storia di ogni uomo, in un certo senso, passa attraverso quella casa."""
San Giovanni Paolo II ha anche definito il luogo come Cuore Mariano della Cristianità.
Ma com'è che la Casa di Nazareth si trova invece a Loreto? La tradizione vuole che siano stati gli Angeli a portarla via in volo dalla Galilea per evitarne la distruzione sotto il dominio musulmano, dopo che il Regno di Gerusalemme (costituito dai Crociati in Terra Santa) era caduto sotto i colpi dei mamelucchi del sultano egiziano Khalil (1291, caduta di San Giovanni d'Acri, l'attuale Akka).
La Casa di Nazareth era stata trasformata in chiesa sin dai tempi apostolici. Laggiù era costituita da soli tre muri posti innanzi all'apertura di una grotta scavata nella roccia che ora si trova all'interno della Basilica dell'Annunciazione a Nazareth. Il muro mancante a Loreto è ora occupato dall'altare sul quale si trova la statua della Beata Vergine di Loreto o Vergine Lauretana.
A sinistra l'altare della Santa Casa a Loreto, posto sul lato dov'era l'accesso alla grotta.
A destra l'altare di Nazareth, dov'era la grotta, all'interno della Basilica dell'Annunciazione.
Gli Angeli non fecero subito il "trasloco" dalla Galilea fino a noi. La prima tappa fu Trsat (in italiano Tersatto, ora diventato un rione della città di Rijeka, in italiano Fiume, nell'odierna Croazia); laggiù la Santa Casa restò più di tre anni, dal maggio 1291 al dicembre 1294.
Però a Tersatto/Fiume la Santa Casa non veniva onorata come sarebbe stato giusto e allora gli Angeli la portarono nella zona di Recanati, in una selva di proprietà di una gentildonna di nome Loreta (da qui il nome di una chiesa intitolata Santa Maria Loreta); ma anche lì non andava bene per via di certi fattacci che vi succedevano, sicché la Casa fu spostata ancora e finalmente nella notte fra il 9 e il 10 dicembre del 1294 fu depositata dove si trova ora, ormai da quasi 725 anni.
Certi studiosi sostengono che i trasferimenti furono, sì, opera di Angeli, ma nel senso che fu una certa famiglia Angeli, imparentata con l'imperatore di Costantinopoli, che si occupò del trasporto delle pietre via mare su navi crociate, pietre che poi vennero murate nuovamente una volta giunte a destinazione. Sarà. Sta di fatto che la malta che tiene insieme le pietre dei tre muri è costituita da materiali e realizzata con metodo sconosciuti nelle Marche, ma tradizionali in Terra Santa; sicché - secondo questa ipotesi - la famiglia Angeli avrebbe dovuto trasportare via nave la Casa lasciandola tutta intera... È anche accertato che le misure dei muri "di Loreto" coincidono perfettamente con quelle dei monconi rimasti a Nazareth,
 
La "traslazione della Santa Casa di Loreto"
vista da Annibale Carracci (chiesa Sant'Onofrio, Roma) e da Saturnino Gatti (Metropolitan Museum, New York).
I quadri e gli affreschi del genere sono numerosissimi nelle Marche e in Abruzzo (ma anche altrove);
la Santa Casa, sempre molto piccola e sostenuta dagli Angeli
viene sovente rappresentata come una chiesetta, talvolta con tanto di campanile.
Subito a Loreto furono realizzati fondamenta e muri di protezione, poi, nel 1468, fu posta mano alla costruzione del Santuario per iniziativa di papa Paolo II. E subito iniziarono anche i pellegrinaggi che ben presto divennero molto numerosi ed "importanti", nel senso che vi partecipavano molti personaggi "di alto lignaggio" (da allora hanno visitato la Santa Casa anche circa duecento fra Santi e Beati e numerosi Papi). Già dal XIV secolo si pose mano alle altre opere civili attorno al Santuario e fu purtroppo necessaria anche una cinta fortificata, voluta da papa Leone X, per difesa dalle incursioni dei pirati saraceni; il borgo che nacque si chiamò Villa Santa Maria (dal 1586 sede vescovile, per decisione di papa Sisto V).
Alcuni "bei nomi" che vi lavorarono: Marino di Marco Cedrino, Giuliano da Maiano, Giuliano da Sangallo (la cupola), Giorgio Marini, Bramante, Sansovino, Antonio da Sangallo il Giovane, Luigi Vanvitelli, Giovanni Boccalini da Carpi (facciata), Giovan Battista Chioldi, Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, Lorenzo Lotto, Cristofaro Pomarancio.
La Santa Casa fu chiusa come in uno scrigno in un rivestimento marmoreo progettato da Donato Bramante per volere di papa Giulio II e realizzato da Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane; lo "scrigno" fu poi arricchito con numerose statue e bassorilievi raffiguranti sibille e profeti nonché episodi della vita di Maria e della vita di Gesù. Si tratta di uno dei più grandi capolavori scultorei dell'arte rinascimentale.
 
Sul piccolo altare al suo interno è collocato il simulacro della Vergine Maria (Vergine Lauretana) avvolto nel caratteristico manto riccamente decorato ("dalmatica") che ne avvolge l'intera figura; dal manto sbucano solo il Suo capo e il capo e le mani del Bambino. La statua è scolpita in legno di cedro del Libano proveniente dai Giardini Vaticani; quella attuale sostituì l'originale (del sec. XIV) distrutto nel 1921 da un incendio. Fu Pio XI che volle subito il nuovo simulacro, da lui incoronato solennemente nel 1922 (la scultura è di Enrico Quattrini e Leopoldo Celani).
La celebrazione liturgica è fissata al 10 dicembre, in ricordo della data dell’arrivo della Santa Casa a Loreto.
Il 24 marzo 1920 papa Benedetto XV, in considerazione della traslazione della Sua Casa dalla Palestina fin qui, proclamò la Madonna di Loreto Patrona degli aeronauti, accogliendo così molteplici sollecitazioni presentate dal Reale Aero Club d'Italia per conto di diverse organizzazioni dell'aria; anche la nostra Aeronatica Militare La ricorda ogni anno.



Il campanile del Santuario fu disegnato da Luigi Vanvitelli e fu costruito nel 1755. Nella prima cella a pianta ottagonale è ospitata la "Loreta", la grande campana fusa nel 1515 da Bernardino da Rimini, che con le sue cinque tonnellate e mezzo è una delle maggiori d'Italia; suona solo nella notte fra il 9 e il 10 dicembre in ricordo del "volo" e prima della Santa Messa mattutina del giorno 10.
Il Crocifisso sopra la finestra (l'unica, detta "dell'Angelo") è su tavola e risalirebbe al XIII secolo (dalla scuola di Spoleto); secondo alcuni potrebbe invece essere di quel Giunta di Capitino (o Giunta Pisano) noto agli studiosi dell'arte per averci lasciato solo croci su tavola (ma tutte firmate, questa invece non lo è).
  Quello che potrebbe sembrare uno dei tanti vandalismi cui siamo purtroppo abituati è invece un importante documento storico: il graffito a fianco reca la scritta sincopata in greco: Iesou Yie tou Theou (o "Gesù Cristo Figlio di Dio") e viene fatto risalire ai tempi di Nazareth.
Ce ne sono una sessantina di questi graffiti, sui muri della Santa Casa; anche loro hanno concorso a stabilire l'autenticità di questa eccezionale reliquia.
La statua della Madonna ha conosciuto anche l'esilio; nel 1797 le truppe napoleoniche la sottrassero per portarla a Parigi, assieme a moltissime altre prede soprattutto di valore artistico destinate al Louvre; si dice che fu Napoleone in persona ad entrare nella Santa Casa e a ordinare di portar via le poche cose che non erano state messe in salvo a Roma o a Terracina. L'opera - che era stata classificata dai Francesi come semplice "statua di legno orientale di scuola egizio-giudaica" - fu poi restituita dallo stesso Napoleone a Pio VII nel 1801 (il 15 luglio di quell'anno fu sottoscritto il Concordato fra la Santa Sede e la Francia con il quale questa ritrovò la libertà di culto dopo la Rivoluzione).
Durante l'assenza dell'originale, nella Santa Casa era stata posta una copia (stavolta di pioppo) oggi conservata a Cannara (presso Perugia) nella Chiesa della Buona Morte (ovvero delle Sacre Stimmate).




Il tema della "casa di Nazareth" trasportata dagli Angeli ricorre piuttosto spesso nell'iconografia; vedi, ad esempio, la bella statua di marmo bianco collocata sull'Altar Maggiore della chiesa di Nostra Signora di Nazareth a Sestri Levante (opera di Francesco Schiaffino e consacrata il 5 settembre 1762).

La piu grande rappresentazione si trovava a Venezia nella vòlta della chiesa di Santa Maria di Nazareth (chiesa "degli Scalzi") presso la stazione ferroviaria di Santa Lucia.
Il grandioso affresco, opera di Gianbattista Tiepolo (1743), in pratica grande come la chiesa, fu distrutto da una bomba austriaca il 27 ottobre 1915 (Prima Guerra Mondiale). Alcuni frammenti sono conservati presso le Gallerie dell'Accademia, a Venezia. Un bozzetto (immagine a sinistra) si trova al Getty Centrum di Los Angeles ed uno simile presso il Palazzo Apostolico a Loreto (entrambi olio su tela, anch'essi del Tiepolo).


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febbraio 2013  (pag. 3121) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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gr. 3712