Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
Presentazione del Signore(''Candelora'')



 
Presentazione del Signore
(popolarmente anche: "la Candelora")
(2 febbraio)
 

 
a sinistra: dipinto di Francesco Barbieri detto il Guercino (National Gallery, Londra)
a destra: affresco di Giotto (Cappella degli Scrovegni, Padova)

"Festa delle luci" (cfr Lc 2,30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di Ipapante, cioè Incontro. In Occidente venne nel sec. VI con sviluppi diversi. La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie.
Quaranta giorni dopo il Natale del Signore, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio per adempiere la legge ebraica, ma soprattutto per incontrare il popolo credente ed esultante, luce per illuminare le genti.
Affresco della basilica di San Nicola a Tolentino (Macerata)
Per lungo tempo la festività venne chiamata "della Purificazione della SS. Vergine Maria", in ricordo del momento in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione (Lc 2,21-40).
In tempi recenti (1960) la liturgia è tornata all'originaria denominazione di "presentazione del Signore". L'offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio che prelude alla sua offerta sacrificale sulla Croce.
A Roma la festività fu adottata verso la metà del VII secolo e papa Sergio I istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di Sant'Adriano al Foro e si concludeva a Santa Maria Maggiore.
Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". È da questo rito che è nato il nome popolare di "Candelora".
 
La Presentazione di Gesù al Tempio com'era alla Mostra di Presepi del 2009/10 (in Sant'Apollinare, a Cornaredo)
(autore: don Andrea Cattaneo - Cinisello Balsamo)



Una antichissima tradizione vuole che il 2 febbraio in Duomo si celebri la Processione dell'Idea. Si stima che la tradizione risalga al Concilio di Efeso (anno 431).
In origine la processione muoveva dalla chiesa di Santa Maria Beltrade (che sorgeva nella omonima odierna piazza) dopo la benedizione e distribuzione delle candele da parte del vescovo. Ai giorni nostri si svolge in forma molto più contenuta di un tempo
(la Cattedrale di Milano all'epoca era Santa Maria Maggiore, non più esistente [ vedi ])
Due preti portavano a spalla l'Arca della Madonna dell'Idea detta anche "Scala" per via che il supporto somigliava per l'appunto ad una scala. Una vecchia testimonianza è data da un bassorilievo di quasi un millennio fa, conservato nel Museo Archeologico del Castello Sforzesco.
Quella "Scala" non ha niente a che vedere con la chiesa di Santa Maria alla Scala che sorgeva dove ora si trova il famoso teatro. Il nome di questo deriva da quello di Beatrice della Scala, moglie di Bernabò Visconti, co-signore di Milano, che aveva fatto costruire la chiesa. L'intitolazione è ancora presente nel nome della locale Parrocchia, che ha sede nella chiesa dietro Palazzo Marino: Santa Maria alla Scala in San Fedele.
Il bassorilievo al Castello Sforzesco
Dall'ormai lontano 1589 la processione dell'Idea si svolge all'interno del Duomo, partendo dall'altare della Madonna dell'Albero e raggiungendo l'Altare Maggiore. Due diaconi portano sulle spalle quella specie di barella sulla quale si trova una tavola a cuspide che raffigura sul davanti la presentazione di Gesù al tempio, con Maria e i vecchi Simeone ed Anna, e sul retro la Vergine in trono con il Bambino.
Simeone e Anna erano due anziani, i primi che andarono incontro a Gesù nella sua presentazione al Tempio. Non avevano avuto annunci né segni particolari per riconoscere in quel bambino il Messia e sono citati nel vangelo di Luca proclamato nella festa del 2 febbraio (citato sopra).
La tavola portata ora in processione risale al 1317, preziosa opera di Michelino da Besozzo custodita nel Museo del Duomo.
Sulla cuspide della tavola viene posto un cero acceso, secondo l'antico uso di ornare la croce o le immagini sacre con candele accese.
Ma perché il nome "Idea"? Non si sa. La denominazione è sicuramente antica (la si vede anche nella vecchia lapide illustrata sopra) ma vi sono due scuole di pensiero. Per alcuni storici deriverebbe dal culto della Magna Mater Ideae, cioè la dea Cibele, madre degli dei pagani, in onore della quale nell’antichità pagana si facevano cerimonie per invocare la fertilità della terra. Secondo questi storici la processione da Santa Maria Beltrade alla cattedrale sarebbe una "cristianizzazione" di quei riti, sostituendo Cibele con la "vera Idea", appunto Maria Santissima. Altri storici sostengono invece di interpretare il termine "Idea" nel suo significato etimologico, dal greco "Eidon" (immagine) oppure da "Odea – Odegitria" (guida dei pellegrini) rammentando che con quest’ultimo nome a Istanbul è venerata una famosa icona della Madonna col Bambino.
   
I due lati della tavola e la processione ai giorni nostri



Ma "Candelora" è cosa anche popolare, perché nelle tradizioni locali è una sorta di traguardo stagionale dal quale trarre addirittura prospettive meteorologiche (es. Toscana):
«Per la santa Candelora
se nevica o se plora
dell'inverno siamo fora;
ma se è sole o solicello
siamo sempre a mezzo verno»
Che in altre regioni "funziona" curiosamente al contrario (es. Venezia):
«Quando vien la Candelora
da l'inverno sémo fóra,
ma se piove o tira vénto,
ne l'inverno semo drénto»


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novembre 2011  (pag. 3110) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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gr. 3728