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Annunciazione del Signore
- 25 marzo -



Andrea Della Robbia, ceramica policroma invetriata (1490ca.), Firenze, Spedale degli Innocenti.


La solennità dell'Annunciazione del Signore, secondo il Martirologio Romano, celebra liturgicamente il momento in cui «nella città di Nazareth l'angelo del Signore diede l'annuncio a Maria: "Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo", e Maria rispondendo disse: "Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola". E così, compiutasi la pienezza dei tempi, Colui che era prima dei secoli, l'Unigenito Figlio di Dio, per noi uomini e per la nostra salvezza si incarnò nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo e si è fatto uomo».
Più sinteticamente e nel parlare comune, l'Annunciazione del Signore è la solennità liturgica nella quale si celebra l'Annunciazione a Maria da parte dell'Angelo Gabriele.
Tale solennità cade il 25 marzo sia nel Rito Romano che nel Rito ambrosiano.
Contrariamente al sentire popolare, che vi vede una solennità mariana, si tratta di una solennità cristologica: il Mistero che in essa si celebra è l'incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di Maria.
L'importanza di questa festa nella teologia e nel pensiero della Chiesa Cattolica è descritta bene dal Catechismo della Chiesa Cattolica che vi dedica ben 3 articoli (CCC 484-486):
«L'annunciazione a Maria inaugura la "pienezza del tempo" (Gal 4,4), cioè il compimento delle promesse e delle preparazioni. Maria è chiamata a concepire colui nel quale abiterà "corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). La risposta divina al suo: "Come è possibile? Non conosco uomo" (Lc 1,34) è data mediante la potenza dello Spirito: "Lo Spirito Santo scenderà su di te" (Lc 1,35).
La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio (cfr. Gv 16,14-15). Lo Spirito Santo, che è "Signore e dà la vita", è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in un'umanità tratta dalla sua.
Il Figlio unigenito del Padre, essendo concepito come uomo nel seno della Vergine Maria, è "Cristo", cioè unto dallo Spirito Santo (cfr. Mt 1,20; Lc 1,35), sin dall'inizio della sua esistenza umana, anche se la sua manifestazione avviene progressivamente: ai pastori (cfr. Lc 2,8-20), ai magi (cfr. Mt 2,1-12), a Giovanni Battista (cfr. Gv 1,31-34), ai discepoli (cfr. Gv 2,11). L'intera vita di Gesù Cristo manifesterà dunque "come Dio [lo] consacrò in Spirito Santo e potenza" (At 10,38)».
Questa solennità è stata oggetto nei secoli di una vivissima predicazione, di una grande varietà di rappresentazioni artistiche e di numerosissimi trattati teologici, biblici e liturgici. Ciò, sia perché il brano evangelico su cui si fonda è di una semplicità disarmante, sia perché esso permette di fondare diversi misteri e alcune tra le più importanti verità di fede cattoliche.
Il teologo e biblista H. Schurmann, descrive il brano dell'annunciazione con queste parole
«Con pochi tratti [..] e con timore riverenziale quasi muto, viene delineata un'immagine insondabile di Maria... Tutta la pericope è composta in funzione del messaggio cristologico, al quale Maria umilmente risponde con disponibilità totale»
Infatti, l'episodio narratoci dall'Evangelista Luca e solo da lui tra gli evangelisti, è così composto:
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
E l'angelo partì da lei.
(Lc 1. 26-38)

L'immagine: particolare del piccolo altare nel luogo dell'Annunciazione, all'interno della grande basilica di Nazareth.
"Verbun caro hic factum est" cioè "Il Verbo qui si fece carne" - È quell' hic che contraddistingue il luogo; c'è solo qui
I temi che questo brano, e la relativa festa liturgica, ci insegnano e tramandano, sono dunque molti, e solo ad esempio è bene ricordare, senza esaurire:
  • continuità tra il Nuovo Testamento e l'Antico, senza alcuna rottura. Infatti, insieme all'episodio dell'annuncio a Zaccaria utilizza lo stesso genere letterario dell'annuncio dell'intervento divino per una maternità inaspettata. Inoltre, permette di introdurre il lettore del nuovo testamento al monoteismo rigido giudeo-cristiano. Si parla di Dio senza dare nome, si parla di angelo, figura già nota nell'antico testamento, e lo si nomina con un nome veterotestamentario. Si pongono in luce la stirpe davidica non dimenticata e il desiderio di liberazione di Israele nato già con l'evento fondatore della religione ebraica, la fuga d'Egitto.
  • L'identità cristologica del figlio di Maria – di Dio. Il nome Gesù significa “JHWH salva”, si parla di dio come “Altissimo”, la stirpe davidica è quella da cui verrà il Cristo.
  • La natura divina del Figlio di Dio: il concepimento avviene per prodigio e chiaramente si riferisce a una fecondazione dello Spirito Santo (“Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”). Si annuncia che sarà chiamato “Figlio dell'altissimo”. Ancora, il verbo greco che traduce il nostro “piena di grazia” è “kecharitoméne”, letteralmente “riempita” o “infarcita” e la “grazia” è il dono di Dio.
  • La verginità di Maria (“non conosco uomo”) e la proposta della verginità come forma di consacrazione al modo di Maria.
  • L'ubbidienza fedele di Maria e la proposta della fede di Maria come esempio di fede dei semplici, perfetta, totale, esistenziale.
  • Lo stesso tema dell'esistenza dello Spirito Santo, marginalmente trattato nell'antico testamento.
  • Una chiara descrizione del rapporto cristiano tra Dio e l'uomo, “servo” ma non “schiavo”, liberamente scelta e assunta, mai scevro da gioie e paure.

  • Particolarità nel rito ambrosiano è che questa solennità (come quella di San Giuseppe) viene celebrata anche nel Tempo di Quaresima, mentre tutte le altre ricorrenze sono omesse nel calendario ambrosiano in questo periodo. Ciò sia per l'importanza della festa sia – soprattutto – per il carattere cristologico della solennità; se di venerdì si celebra ugualmente la Santa Messa (solitamente sospesa in Quaresima) e se di domenica o nella Settimana Autentica si sposta ad altra data.

    La Basilica dell'Annunciazione a Nazareth è stata mèta di due momenti del pellegrinaggio
    della nostra Comunità Pastorale nel 2018 [vedi il primo momento]

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    marzo 2018  (pag. 3140) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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