Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
Beato Andrea Carlo Ferrari



Beato
Andrea Carlo Ferrari
cardinale arcivescovo di Milano
- memoria per la Chiesa Ambrosiana: 1 febbraio -
(per la Chiesa Universale: 2 febbraio)

 

Andrea Ferrari nacque il 13 agosto 1850 a Lalatta di Pratopiano, nel Parmense (all'epoca Ducato di Parma e Piacenza), e nel Parmense restò per i primi quarant'anni della sua vita. Diciamo semplicemente "Andrea" perché solo quello era il suo nome; "Carlo" fu lui stesso a volerlo aggiungere successivamente, in onore di San Carlo Borromeo, quando fu nominato Arcivescovo di Milano.
Entrò nel Seminario di Parma nel 1863 e fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1873. Ebbe subito alcuni incarichi nella Diocesi di Parma fino a che nel 1875 fu richiamato in Seminario quale vicerettore (e insegnante di fisica e matematica) e dal 1877 rettore (e insegnante di teologia fondamentale, storia ecclesiastica e teologia morale).
Nel maggio 1890 venne nominato vescovo di Guastalla (sempre vicino a Parma) ma dopo solo un anno fu inviato a Como quale vescovo di quella Diocesi. Rimase poco anche a Como; alla morte dell'Arcivescovo Luigi Nazari da Calabiana, Papa Leone XIII nel maggio 1894 lo nominò cardinale e lo scelse quale successore sulla Cattedra della Chiesa Ambrosiana dove rimase ventisette anni, fino alla sua morte (2 febbraio 1921). [a fianco: ritratto subito dopo la nomina, a 44 anni]
Raccontata così - "carriera" veloce dalle sue parti fino ad un rapido approdo stabile in una delle Diocesi più importanti - la vita del cardinal Ferrari sembra semplice, lineare, quasi tranquilla.
In realtà Andrea Carlo Ferrari, pastore estremamente attivo e pieno di iniziativa, dovette percorrere un cammino irto di grosse difficoltà. E furono difficoltà di vario genere, ivi compreso un vero ostracismo che gli venne dall'interno della Chiesa stessa.
La sua intensa attività fu infatti rivolta in buona parte a quello che oggi chiamiamo "il sociale", sulla spinta dell'enciclica Rerum Novarum, di papa Leone XIII.
La Rerum Novarum [vedi il testo (sito vaticano)] fu la prima enciclica "sociale", poi ripresa dalla Mater et Magistra [vedi] di Giovanni XXIII e dalla Centesimus annus [vedi] di Giovanni Paolo II.
Nel seminario volle una cattedra di economia sociale e l'affidò al professor Giuseppe Toniolo (Università di Pisa)  che godeva della fama di studioso molto preparato; nel mondo produttivo istituì i "Cappellani del lavoro", perché potessero essere particolarmente vicini ai lavoratori; diede il suo patrocinio e aiutò la fondazione di leghe operaie, agricole, industriali, società di mutuo soccorso, casse rurali. E alzò spesso personalmente la sua voce di pastore contro i latifondisti e i padroni delle fabbriche a difesa dei diritti dei lavoratori e del rispetto della persona.
Ma in quell'epoca alcune di queste idee erano ritenute molto, troppo, "moderniste" e vi era una vera campagna "antimodernista" e il suo modo di fare fu ritenuto inadatto da taluni ambienti particolarmente conservatori; come accennato dianzi furono proprio alcune figure vicine a papa Pio X che generarono malintesi e impedirono chiarimenti da parte del card. Ferrari il quale ritrovò serenità solo verso la fine del pontificato dello stesso Pio X e soprattutto con il successore Benedetto XV.
Nella diocesi svolse sempre una intensa vita pastorale visitando non solo le tante parrocchie ma anche tutti gli ambienti, gruppi, associazioni di ogni "strato sociale", vicino ai suoi sacerdoti dei quali cercava di valorizzare gli aspetti umani ma dai quali pretendeva disciplina e preparazione culturale. Particolare attenzione volle dedicare al catechismo, insistendo anche perché tutte le parrocchie avessero gli oratori per i giovani. Non dimenticò la stampa: riuscì a conciliare le posizioni dei due quotidiani l'Osservatore Cattolico (intransigente verso lo Stato) e la Lega Lombarda (favorevole allo Stato) che fondendosi dettero vita a L'Unione che mutò poi il suo nome in l'Italia il quale unendosi a sua volta - qualche decennio dopo - a l'Avvenire d'Italia, di Bologna, dette vita al quotidiano Avvenire che conosciamo noi.
Andrea Carlo Ferrari morì il 2 febbraio 1921, subito dopo aver approvato gli statuti dell'Università Cattolica di Milano. Riposa in Duomo, presso l'altare del Sacro Cuore.
Il 10 maggio 1987 è stato proclamato Beato da papa Giovanni Paolo II. La Chiesa Universale lo ricorda il 2 di febbraio, giorno della morte; la Chiesa Ambrosiana anticipa al giorno 1 ad evitare la coincidenza con la festa della Presentazione del Signore, che cade appunto il giorno 2.


La nostra Parrocchia di Cornaredo ha un particolare legame con il card. Ferrari: fu lui che il 9 novembre 1906 consacrò la chiesa parrocchiale, stabilendone la memoria alla prima domenica di settembre. Ce lo ricorda anche una lapide in fondo alla chiesa, lapide che però - chissà perché - riporta la data del giorno successivo. Presso la lapide vediamo anche un bel bassorilievo in bronzo con il ritratto del Beato Arcivescovo.
 
La lapide accenna a "tempio eretto nel 1863". In effetti la chiesa era aperta al culto dal 4 ottobre 1863, benedetta dal Prevosto di Sant'Ambrogio, Francesco Maria Rossi.
Il card. Ferrari insistette parecchio perché la Parrocchia si dotasse di un oratorio; le cronache riportano che per le sue insistenze approfittò pure - informalmente ma fermamente - della sua permanenza in paese in occasione della cerimonia di cui sopra, promettendo che sarebbe venuto di persona a benedirlo, una volta realizzato. Ed infatti fu lui a benedire il primo oratorio, intitolato a San Gaetano di Thiene e situato in via Roma ove ora si trova la Casa Maria Immacolata; era il 26 giugno 1914.
Si ricordano anche altre visite "ufficiali" (la foto sotto si riferisce ad una di queste) e non ufficiali, come il 19 maggio 1918 quando, in visita pastorale a Vighignolo, volle "fare una volata" non prevista a Cornaredo; o come già il 9 maggio 1900 quando aveva fatto visita all'Asilo Ponti (voluto dal cavalier Andrea Ponti).

Una statua del Beato Andrea Carlo Ferrari si trova ora in Duomo su una mensola di uno dei pilastri che delimitano il monumentale altare del capocroce meridionale, dedicato a san Giovanni Bono. Sul pilastro all'altro lato dell'altare si trova la statua del Beato Ildefonso Schuster, anch'egli Arcivescovo di Milano.
La nostra Comunità Pastorale ha un particolare legame con entrambi: il Beato Ferrari ha celebrato la consacrazione della chiesa parrocchiale di Cornaredo, (1906, come detto sopra) e il Beato Schuster quella di San Pietro (1935).
La statua non è stata sempre lì; prima era incastonata nel capitello del pilone che affianca (sulla sinistra, per chi guarda l’altare maggiore) quello che regge il pulpito settentrionale dove era stata collocata nel 1943, realizzata in marmo di Candoglia (quello del Duomo, insomma) su un modello approvato sin da 1937.
Cosa un po' insolita è che allora il card. Ferrari non aveva ancora avuto riconosciuto l'onore degli altari (la beatificazione è del 1987) e dalla documentazione della Fabbrica del Duomo non risulta chi si fosse preso la briga di quella inconsueta decisione; potrebbe essere stato il card. Schuster a farsi interprete del sentimento popolare, ma è solo un'ipotesi.

a sinistra: quadro conservato nella Parrocchia di San Benedetto, a Roma
al centro: monumento davanti al Santuario della Madonna di Fontanellato, dove il Beato celebrò la prima Messa
a destra: statua situata nella cappella di San Martino nel Duomo di Parma (scultura di Floriano Bodini)


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giugno 2016  (pag. 3037) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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