Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
San Benedetto da Norcia



 
San Benedetto da Norcia
abate - patrono d'Europa
(ricorrenze: 21 marzo e 11 luglio)
 

 

San Benedetto nacque verso l'anno 480 a Norcia, in Umbria, da famiglia patrizia, in un periodo storico particolarmente difficile, seguente al definitivo crollo dell'Impero Romano d'Occidente. È San Gregorio Magno, che con i suoi Dialoghi ci racconta di lui.
La famiglia lo mandò a Roma per studiare ma lui fu disgustato dalla vita dissoluta dei suoi coetanei in quella città e preferì ritirarsi ad Eufide (attuale Affile, nella valle dell'Aniene) con la sua fedele nutrice Cirilla.
Tradizione vuole che qui abbia fatto il primo miracolo, rinsaldando un utensile di coccio rotto dalla nutrice, disperata per l'accaduto.
Attirato dalla vita monastica si ritirò in un rifugio sulle rovine di una villa di Nerone, presso Subiaco, dove iniziò a condurre vita eremitica soli Deo piacere cupiens (volendo piacere solo a Dio). Alcuni monaci di Vicovaro, nei dintorni, lo richiesero come superiore e maestro, ma quando Benedetto volle correggere la loro condotta questi tentarono di avvelenarlo con una coppa di vino che però miracolosamente andò in frantumi quando lui la benedisse prima di bere.
Si ritirò in una grotta del monte Taleo, poi inclusa nel monastero del "Sacro Speco". In seguito organizzò dodici piccoli monasteri, ciascuno con dodici monaci e ciascuno con un proprio "padre": già, perché all'obbedienza del discepolo - scriverà nella Regola - deve corrispondere la saggezza dell'abate che da parte sua deve ascoltare il consiglio dei fratelli perché "spesso Dio rivela al più giovane la soluzione migliore". Per sé tenne il monastero dedicato alla formazione dei nuovi discepoli.

Il monastero del Sacro Speco come appare oggi
In questo periodo accolse fra i suoi discepoli quel San Mauro [vedi] che è compatrono della Parrocchia di Cornaredo (e che Benedetto lascerà abate a Subiaco al suo posto quando lui se ne andrà).
Non sappiamo bene perché - taluno accenna all'inimicizia del clero locale - ma poi Benedetto si spostò più a sud con alcuni discepoli e si stabilì sul monte che domina Cassino dove erano i resti di una cittadella sacra al culto pagano. Lì adattò i resti del tempio di Apollo ad oratorio dedicato a San Martino di Tours (quello del mantello diviso con il povero, iniziatore della vita monastica in Francia [vedi]), più o meno dove ora si trova il chiostro di ingresso dell'attuale complesso; alcune altre costruzioni vennero adattate ad abitazioni e luoghi di lavoro per i monaci e accoglienza per i pellegrini.
Naturalmente oratorio va inteso nel significato originario di "luogo di preghiera", dal verbo latino orare che significa pregare.
Sulla cima del monte, in un boschetto sacro al culto pagano, realizzò un piccolo oratorio in onore di San Giovanni Battista (modello di pratica ascetica [vedi]) e lo destinò ad area cimiteriale ove fu poi collocato anche il sepolcro del Santo e di sua sorella gemella Santa Scolastica (ora corrispondente alla parte inferiore dell'altare maggiore dell'attuale Basilica).
Tutto questo è la fondazione di ciò che sarà il più celebre monastero d'Europa; eravamo negli anni fra il 525 e il 529 (stiamo parlando di 1495/1499 anni fa).
A Montecassino San Benedetto scrisse la sua Regola (Regula monachorum) che scandiva minuziosamente la vita dei monaci del suo Ordine fra preghiera e lavoro (di qui il motto ora et labora, cioè prega e lavora) ma all'interno di una celebrazione corale dell'uffizio; venne pure stabilita la stabilitas loci, cioè l'obbligo di risiedere sempre nello stesso monastero. Benedetto qualificò la sua Regola come "minima, tracciata solo per l'inizio" ma in realtà - e questo ce lo ha detto papa Benedetto XVI - offre indicazioni utili non solo ai monaci, ma anche a tutti coloro che cercano una guida nel loro cammino verso Dio. Per la sua misura, la sua umanità e il suo sobrio discernimento tra l’essenziale e il secondario nella vita spirituale, essa ha potuto mantenere la sua forza illuminante fino ad oggi.

a sinistra: affresco di Fra Angelico in San Marco a Firenze (particolare)
a destra: affresco del XIII secolo, di autore ignoto, nel Sacro Speco, a Subiaco
Benedetto svolse un'attività notevole dedicandosi particolarmente alla formazione dei suoi monaci ma anche alla evangelizzazione della regione sottostante in quel tempo molto legata al paganesimo tanto che ancora oggi la città di Cassino, ai piedi del Monte, e una ventina di Comuni circostanti rientrano nella giurisdizione pastorale dell'Abate di Montecassino, "immediatamente soggetto" alla Santa Sede (cioè l'Abate è come se fosse il vescovo e l'Abbazia viene definita territoriale, cioè è un po' come il Duomo di una diocesi). Ma fu intensa anche l'attività "temporale" che veniva dall'incitamento al lavoro, con il nascere o rinascere di campi, vigneti, frutteti, orti.
L'Abate preposto ad una Abbazia terrioriale viene definito mitriato ed infatti indossa la mitria ed utilizza il pastorale, proprio come San Mauro nell'immagine presente nella nostra chiesa Santi Giacomo e Filippo.
La tradizione fissa al 21 marzo del 547 la morte del grande Santo, che San Gregorio Magno raccontò con accenti di vera glorificazione: Benedetto predisse l'evento ai suoi discepoli, anche a quelli lontani, e sei giorni prima fece aprire il suo sepolcro, nel quale da pochi giorni giaceva la sorella Scolastica e, ormai privo di forze, si fece condurre nell’oratorio dove ricevette l'Eucaristia e sempre restando in piedi sorretto dai suoi monaci, rese l’anima a Dio.
Pochi giorni prima aveva avuto la consolazione di vedere l’anima della sorella Scolastica salire al cielo con le sembianze di una colomba.
Come tradizione la ricorrenza del Santo venne fissata nel giorno della morte, cioè della nascita al Cielo, il 21 marzo; ma cadeva sempre in Quaresima sicché in tempi recenti (Paolo VI) è stata scelta la data dell'11 luglio, corrispondente a un ritrovamento delle spoglie mortali. Solo le comunità benedettine ricordano ancora la data originaria in marzo.
Per San Benedetto la rondine è sotto il tetto: così recita un vecchio adagio popolare significando che nel giorno di San Benedetto le rondini tornano nei nidi sotto le grondaie segnando l'inizio della primavera. È evidente che il detto risale al vecchio calendario.
Forse può essere definita "tradizionale" anche la disputa per il possesso delle spoglie sorta fra la comunità di Montecassino e quella francese di Saint-Benoît-sur-Loire (San Benedetto sulla Loira) dove sorge un'importante abbazia benedettina fondata attorno all'anno 630, e dove - qualcuno dice - sarebbero stati traslati i resti di San Benedetto sin dall'anno 660. In precedenza il luogo si chiamava Fleury-sur-Loire.


La "Medaglia di San Benedetto"
Fu Papa Benedetto XIV che 278 anni fa (1742) con un suo "breve" approvò la medaglia, concodendo indulgenze a coloro che la portano con fede.
Su una faccia della medaglia figura San Benedetto che tiene nella mano destra una Croce elevata verso il cielo e nell'altra il libro della Regola. Sull'altare é posto un calice dal quale esce un serpente per ricordare l'episodio del calice avvelenato citato sopra. Nel bordo sono le parole «Eius in obitu nostro presentia muniamur» (Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell'ora della nostra morte).
Sull'altra faccia della medaglia figura la "Croce di San Benedetto" e le iniziali di alcuni versi antichi, che già appaiono in un manoscritto del XIV secolo (il dettaglio sotto l'immagine). La devozione della Croce di San Benedetto, era già diffusa poco dopo l'anno Mille, per via di una guarigione miracolosa del figlio di un conte alsaziano, che dopo la guarigione divenne monaco benedettino e poi Papa Leone IX (Santo).
C.S.P.B. - Crux Sancti Patris Benedicti (Croce del Santo Padre Benedetto)
C.S.S.M.L. - Crux Sacra Sit Mihi Lux (La Croce Santa sia la mia luce)
N.D.S.M.D. - Non Drago Sit Mihi Dux (Non sia il demonio il mio condottiero)
V.R.S. - Vade Retro, Satana! (Allontanati, Satana!)
N.S.M.V. - Numquam Suade Mihi Vana (Non mi attirare alle vanità)
S.M.Q.L. - Sunt Mala Quae Libas (Son mali le tue bevande)
I.V.B.- Ipse Venena Bibas (Bevi tu stesso i tuoi veleni)

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale gli Alleati erano sbarcati in Sicilia e a Salerno fra il luglio e il settembre del 1943 e stavano risalendo la Penisola verso Roma mentre i Tedeschi avevano organizzato una loro linea difensiva (Linea Gustav) che attraversava la penisola proprio all'altezza della zona di Cassino. In ottobre i beni più preziosi (le reliquie, i codici e le pergamene dell’archivio, la biblioteca, i quadri) furono portati in salvo.
L'Abbazia di Montecassino - posta in cima alla collina che sovrasta la città - era un osservatorio naturale su tutta la regione e la sua conformazione fece temere al comandante alleato, il generale britannico Harold Alexander, che vi si trovasse un forte nucleo armato tedesco anche se in realtà pare che vi fosse solo una ottantina di mitraglieri. Errore strategico o no, il 15 febbraio 1944 Alexander scatenò un terribile bombardamento che distrusse tutto ed uccise molti Cassinesi che avevano cercato rifugio nel monastero.

Era il mattino del 15 febbraio 1944
Già il 16 febbraio 1945 il ministro dei Lavori Pubblici italiano nominò una Commissione per la ricostruzione dell’Abbazia da attuarsi con il principio "come era, dove era" (e ci vollero una decina di anni per rimetterla su); venne consacrata il 24 ottobre 1964 da papa Paolo VI che in quell'occasione proclamò San Benedetto patrono principale di tutta l’Europa.
Nel 1951 lo Stato italiano dedicò anche due francobolli commemorativi alla ricostruzione "come era, dove era"
L'abbazia aveva già conosciuto distruzioni in precedenza, seguite da lunghi periodi di abbandono. La prima fu attorno all'anno 577 ad opera dei Longobardi; la ricostruzione tardò fin verso l'anno 717, voluta da papa Gregorio II e seguita da un periodo di splendore. Nell'883 furono i Saraceni ad incendiare tutto, uccidendo molti monaci; la ripresa fu attorno all'anno 949 per volontà di papa Agapito II e anche stavolta la rinascita fu seguita da un nuovo periodo di grande prestigio. La terza distruzione fu per un terremoto, nel 1349.
Per molti secoli l'abbazia è stata un importante centro di cultura grazie alle sue biblioteche, i suoi archivi, le attività di scrittura e miniatura, che hanno tramandato molte opere dell'antichità. Famosi i codici miniati cassinesi.


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giugno 2017  (pag. 3022) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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gr. 3733