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la Bacheca

"Come in Italia"
lettera di don Andrea Gilardi
dal Perù
- marzo 2020 -




C’era da aspettarselo in fondo, che questo piccolissimo virus arrivasse dappertutto, e quindi anche in Perú, bellissimo paese, stivato e ben nascosto nelle cellule dei viaggiatori.
Arriva e crea il panico, un certo sgomento, “ce la faremo? Saremo preparati?”.
Poi come sempre uno le risposte le trova, se le trova, in corso d’opera.
Ma un dettaglio mi ha sorpreso in queste settimane: quanto si é parlato dell’Italia sui mezzi di comunicazione peruani!
Sará che, essendo italiano, molti mi hanno espresso la loro preoccupazione; sará che l’Italia é una terra con tanta gente proveniente dal Perú; sará che essendo la prima vittima che ha ricevuto il colpo forte, suscita certa commozione.
Ma da qualche giorno sento un’altra musica: per sconfiggere il virus dobbiamo fare cosí e cosá... come in Italia!
Una cosa è sapere a memoria le regole della OMS, altra è vederle applicate e con una certa disciplina, che vuol dire che si puó restare in casa e fare tutto quello che conviene... appunto come in Italia!
Altre nazioni sembrano scegliere vie diverse, qui si guarda, si ascolta, si sceglie... poi, vogliamo fare come in Italia!
E lo si fa perché in Italia, paese libero, si fa. Se vogliamo, in queste tre parole, come in Italia, paese del melodramma, dell’arte, e delle mille contraddizioni, si respira un momento di poesia.
Il virus viene per far male, eppure la gente ancora sa cantare dai balconi, impara a pregare in casa, sa rimanere di buonumore, riscopre la famiglia, l’aria si pulisce, siamo isolati ma non soli, addirittura apprezza tutta le serie di pigiami ricevuti come regali di Natale.
E la signora anziana che al mezzogiorno stende i panni sul balcone si sente un applauso gigantesco, pensa “dovrebbero vedere poi come li so stirare i vestiti!”.
Ovviamente però l’applauso à per medici infermieri e personale ospedaliero, e anche per molti altri che con discrezione lavorano e fanno camminare il paese.
Perfino le vittime del virus non ci avranno lasciato invano, se avremo fatto tesoro di questa esperienza drammatica.
cco, tutto questo non è per trovare un qualche tipo di morale o giustificazione dell’esistente, ma per dire che la partita è aperta, è seria e ce la stiamo giocando, e vogliamo vincerla in tutti i continenti.
E quindi un invito ad essere forti e tenere duro a voi che siete in Italia, perché qui si fa come lì, qui si fa come in Italia!
E verrà il giorno, perché verrà, che usciremo di nuovo per strada, nelle piazze, nelle chiese, negli stadi o chissà dove, e ci sembreranno luoghi nuovi e straordinari, e sarà proprio bello rivedersi. In sé, è il segreto della Pasqua.
E così, mentre anche qui ce la stiamo giocando, fateci strada.
Per favore. Grazie!
 
un caso saluto
don Andrea

     


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marzo 2020 (pag. 40779) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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gr. 18078