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la Bacheca

L’alternativa alla infelicità
(parole dell'Arcivescovo)
- novembre 2019 -


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Si muore anche di infelicità.
La scure posta alla radice degli alberi è l’immagine per dire il pericolo imminente.
Forse Giovanni, predicatore del deserto, intendeva minacciare un intervento di un dio arrabbiato, esasperato dall’ostinazione del suo popolo a vivere in contraddizione con la sua legge.
Ma in realtà, il pericolo imminente è quello di morire di infelicità. Si muore di infelicità, quando le vie che promettono la felicità si rivelano illusorie e la corsa si interrompe, il desiderio è contraddetto dalla realtà e l’aspettativa è smentita.
C’è l’infelicità della solitudine: là si è smarrita la corsa verso la felicità promessa dall’individualismo. “Vivi solo e non avrai fastidi! Pensa soltanto a te stesso, fa’ quello che vuoi, serviti di tutto e di tutti, ma non dipendere da nessuno! Evita di dire grazie!
Devi piuttosto dire: voglio. Ed esigere di essere servito”. Così il demone dell’individualismo ha convinto a evitare legami e a ritenere rassicurante l’isolamento.
Sono state dichiarate legittimi la suscettibilità, il capriccio insindacabile, la strumentalizzazione senza scrupoli.
C’è l’infelicità della convivenza: là si è confuso il cammino verso la felicità promesso dal progresso nell’organizzazione sociale. “Organizzate con scientifica efficienza gli agglomerati umani!
Create le condizioni per cui tutti siano in grado di comprare tutto!
Per dare a tutti quello che vogliono ammassate dati che non lascino scampo all’originalità delle anime. La società perfetta è quella in cui tutto funziona e tutto funziona se tutto è sotto controllo”.
Così il demone dell’organizzazione ha convinto a trasformare il pianeta in un grande mercato globale.
È diventato obbligatorio e meritorio essere consumatori di quello che il mercato offre e spacciatori di luoghi comuni.
Il rischio di morire di infelicità consiste nella collaborazione dei due demoni, quello dell’individualismo e quello dell’organizzazione che collaborano per creare servizi sempre più efficienti così che tutti possano essere sempre più isolati. Sempre più insieme e sempre più soli.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
Il rimprovero aggressivo di Giovanni del deserto fa fretta agli infelici: fate dunque frutti di conversione.
Dichiara che i sentieri interrotti possono essere aggiustati, promette che c’è un battesimo in Spirito Santo e fuoco.
Prepara nel deserto la via del Signore, perché ci sia scampo all’infelicità.
Il profeta interpreta quindi il presente come occasione che Dio ha scelto per far intravedere la salvezza.
Offrire una alternativa.
La salvezza che si annuncia non è sorta di rifondazione miracolistica del mondo, né una catastrofe che travolge gli infelici nel nulla che hanno desiderato.
È invece la proposta di una alternativa. È una possibile fraternità.
L’opera di Dio si manifesta nel convocare i suoi figli e rendere possibile che siano salvati dalla solitudine perché accolti nella comunità e che siano salvati dalla massificazione dell’organizzazione perché chiamati per nome, con una vocazione santa, personale, irripetibile.
E il Dio della speranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù (Rm 15,5) … accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi (Rm 15,7).
La vita cristiana si offre come una alternativa, con la modestia di chi non presume di essere un modello ineccepibile, ma piuttosto un popolo di gente perduta che è stata salvata, di popolo disperso che è stato radunato, di peccatori perdonati che hanno imparato ad amare, a condividere, a servire.
 
Mario Delpini
Arcivescovo

 
da ''InCammino Insieme'' n. 48 del 1° dicembre 2019
 
 


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novembre 2019 (pag. 40680) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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gr. 17501