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Caritas
50° di Fondazione
1971 - 2 luglio - 2021



discorso del Santo Padre Franceesco
ai membri della Caritas italiana - sabato, 26 giugno 2021

Vorrei dirvi grazie, grazie: grazie a voi, agli operatori, ai sacerdoti e ai volontari!
Grazie anche perché in occasione della pandemia la rete Caritas ha intensificato la sua presenza e ha alleviato la solitudine, la sofferenza e i bisogni di molti.
Sono decine di migliaia di volontari, tra cui tanti giovani, inclusi quelli impegnati nel servizio civile, che hanno offerto in questo tempo ascolto e risposte concrete a chi è nel disagio.
Proprio ai giovani vorrei che si prestasse attenzione. Sono le vittime più fragili di questa epoca di cambiamento, ma anche i potenziali artefici di un cambiamento d’epoca. Sono loro i protagonisti dell’avvenire.
Non sono l’avvenire, sono il presente, ma protagonisti dell’avvenire.
Non è mai sprecato il tempo che si dedica ad essi, per tessere insieme, con amicizia, entusiasmo, pazienza, relazioni che superino le culture dell’indifferenza e dell’apparenza.
Non bastano i “like” per vivere: c’è bisogno di fraternità, c’è bisogno di gioia vera. La Caritas può essere una palestra di vita per far scoprire a tanti giovani il senso del dono, per far loro assaporare il gusto buono di ritrovare sé stessi dedicando il proprio tempo agli altri.
Così facendo la Caritas stessa rimarrà giovane e creativa, manterrà uno sguardo semplice e diretto, che si rivolge senza paura verso l’Alto e verso l’altro, come fanno i bambini. Non dimenticare il modello dei bambini: verso l’Alto e verso l’altro.
Cari amici, ricordatevi, per favore, di queste tre vie e percorretele con gioia: partire dagli ultimi, custodire lo stile del Vangelo, sviluppare la creatività.
Vi saluto con una frase dell’Apostolo Paolo, che festeggeremo tra pochi giorni: «L’amore del Cristo ci possiede» (2 Cor 5,14). L’amore del Cristo ci possiede.
Vi auguro di lasciarvi possedere da questa carità: sentitevi ogni giorno scelti per amore, sperimentate la carezza misericordiosa del Signore che si posa su di voi e portatela agli altri.
Io vi accompagno con la preghiera e vi benedico; e vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie!
 
Francesco



card. Bassetti al Papa: una Chiesa «che fa chiasso» con la carità

«Santità, non vogliamo essere una Chiesa “timida”, ma - per usare una sua espressione felice - vogliamo essere una Chiesa che “fa chiasso” attraverso le opere di misericordia e di carità. Siamo qui per dirle questo».
Così il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, si è rivolto a papa Francesco nel suo saluto iniziale durante l’udienza in Vaticano, in occasione dei 50 anni dalla nascita di Caritas italiana, istituita da San Paolo VI il 2 luglio 1971 «con lo scopo di essere testimonianza viva della carità in tutti i suoi molteplici aspetti»: «In una parola - ha precisato il cardinale Bassetti - si voleva sostituire l’assistenzialismo con la promozione umana, con una opzione preferenziale per i poveri, come aveva detto il Concilio».
«I nostri centri di ascolto - ha proseguito il presidente della Cei - forniscono dati sociali sul disagio sociale e sulla povertà che non sono basati solo sulle rilevazioni numeriche.
Non ci interessa questo. Ci interessano soprattutto i volti, le storie, le situazioni concrete delle persone e delle famiglie».
Il cardinale Bassetti ha ricordato le parole «inequivocabili» del Papa che sottolineano «la centralità dell’accoglienza in questo passaggio di millennio»: «La Chiesa è madre, e la sua attenzione materna si manifesta con particolare tenerezza e vicinanza verso chi è costretto a fuggire dal proprio Paese e vive nello sradicamento e nella fragilità.
Oggi - ha concluso - lei ci invita a portare la speranza negli occhi ma soprattutto nel cuore dei poveri, dei rifugiati, di chi ha perso le proprie radici. Grazie».




Da mezzo secolo Caritas tiene insieme fede e vita
Il 50° di Caritas Italiana è un appuntamento tanto più significativo, quanto più si riconosce l’originalità dell’organismo pastorale voluto da papa San Paolo VI e realizzato dal primo presidente di Caritas Italiana, don Giovanni Nervo, come uno dei frutti del Concilio Vaticano II, insieme alla riforma liturgica e al rinnovamento della catechesi.
Una scelta che superava la visione prettamente assistenziale della Carità, orientandola verso la centralità della persona, la rimozione delle cause della povertà, la promozione della pace e della giustizia e l’attivazione di percorsi emancipativi dei poveri.
Una carità parte integrante della missione della Chiesa che, con la testimonianza e attraverso le opere, annuncia in modo più credibile il Vangelo agli uomini e alle donne di oggi.
Non a caso una delle svolte operate dall’introduzione della Caritas in tutte le Diocesi fino alle parrocchie, è stata la sottolineatura della sua prevalente funzione pedagogica.
La sua attività, infatti, come commentò Paolo VI nel primo Convegno ecclesiale di Caritas Italiana, «non si misura con cifre e bilanci, ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare le chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi». Cioè nel suo aspetto spirituale, che non può essere relegato alla sola, pur importante, dimensione personale, ma incide sulla dimensione sociale, culturale, economica, politica.
Così come ci invita ancora oggi papa Francesco quando ci esorta a superare il rischio di separare fede e vita: «La proposta è il Regno di Dio (Lc 4,43); si tratta di amare Dio che regna nel mondo.
Nella misura in cui Egli riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti. Dunque, tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana tendono a provocare conseguenze sociali» (Evangelii gaudium n. 180).
E per fare questo la Chiesa italiana ha più volte ribadito l’indicazione post-conciliare della costituzione della Caritas parrocchiale in ogni parrocchia. E insieme raccomandato che «nelle parrocchie più grandi è opportuno realizzare anche una struttura di servizio ai poveri che, aggiungendosi agli edifici destinati al culto e alla catechesi, sia segno della dimensione caritativa della pastorale» (Convegno Ecclesiale di Palermo 1995). Auspicando una testimonianza della carità della comunità strettamente integrata nella pastorale, in particolare con la liturgia e la catechesi.
Oggi, dopo 50 anni, le Caritas parrocchiali sono una presenza della Chiesa diffusa e capillare. Nella sola Diocesi di Milano sono 920 su 1.101 parrocchie (84%), promuovono quasi 400 Centri di ascolto e una pluralità di opere-segno (mense, empori, fondi diocesani, rifugi notturni e centri diurni per senza dimora, centri di accoglienza per italiani e stranieri, per donne sole o vittime di tratta, padri separati, malati di Aids, anziani e disabili…), che incontrano e soccorrono le migliaia di famiglie in difficoltà purtroppo presenti anche nei nostri ricchi territori.
Il 50° di Caritas Italiana è stato vissuto come occasione per riflettere sulla storia, ma anche sul futuro della Caritas. È stato avviato un percorso di discernimento, perché non sia una celebrazione formale, ma un cammino vero di ridefinizione della Caritas del futuro. Per confermare quegli ambiti e quelle azioni che più di altre oggi sono profetiche e possono aggiornare il mandato della scelta preferenziale dei poveri, di animazione della comunità, dell’esigenza di giustizia e della pedagogia dei fatti propri della Caritas, nel nuovo contesto ecclesiale e sociale.
Affinché Caritas svolga un servizio ai poveri e un servizio ministeriale alla Chiesa assumendo i compiti a essa assegnati di promozione, coordinamento e intervento nelle emergenze.
Il percorso proseguirà anche grazie alle riflessioni ascoltate in occasione delle celebrazioni dal Santo Padre e dal nostro Arcivescovo, ma soprattutto in un atteggiamento di ascolto ai veri maestri, che sono i poveri. I quali, proprio perché deboli, diventano maestri e generatori di un nuovo sguardo di conversione, creando le condizioni per una nuova evangelizzazione delle relazioni, della cultura, dell’economia, della politica, delle istituzioni. Per un loro radicale rinnovamento evangelico.
La Caritas in fondo ha questo compito di cerniera tra i poveri che incontra e la Comunità. Perché vengano inclusi e si sentano protagonisti del proprio riscatto, ma anche del cammino della comunità che li aveva esclusi.
 
Luciano Gualzetti
direttore Caritas Ambrosiana

 
da ''InCammino Insieme'' n. 27 del 4 luglio 2021
 
 
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luglio 2021
pg. 41017 - gr.21123
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