Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
la Bacheca

Ottobre mese missionario
3ª settimana
Tessitori di fraternità
- ottobre 2020 -


 


UN PO' PIÚ IN LÁ
Vicino e lontano
Illumina o Padre la nostra parrocchia con la luce del tuo Figlio, perché proclami, in questa nostra terra, le meraviglie del tuo amore nella solidarietà e fraternità. Amen.
Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa ... e la vedeva.
È una cosa difficile da capire. Voglio dire ... Ci stavamo in più di mille, su quella nave...
Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo ... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte ... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni ... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva.
Allora si inchiodava, lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso tutti, e gridava: l'America.
Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l'aveva fatta lui, l'America... Quello che per primo vede l'America.
Quella è gente che da sempre c'aveva già quell'istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l'America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido, AMERICA, c'era già, in quegli occhi, di bambino, tutta, l'America.
Lì, ad aspettare.
(Baricco, Novecento)

Non si sa come, ma certe volte le cose accadono.
Tu magari avevi altri pensieri per la testa, altri appuntamenti con l’agenda, previsioni per il futuro.
Poi succede una cosa imprevista e ti trovi come per sbaglio dirottato in un’altra direzione.
A me succede che a un certo punto parto per l’America.
Non so come, se lo ha voluto il caso o la Divina Provvidenza, ma tutto comincia davanti ad una macchinetta del caffè, quando tra chiacchere futili si insinua furtiva una domanda: “Ti piacerebbe partire come fidei donum?”.
Da quella risposta è nata un’avventura che rimarrà per sempre.
Giunse così il capodanno del 2011: mentre ovunque ci si augurava qualcosa, tra fuochi d’artificio e bottiglie stappate, io salutavo i miei fratelli, zii, parenti e amici, e volavo verso Pucallpa in Perù, all’inizio di un tempo inedito.
Ora è difficile anche raccontarlo, ma è stato un progressivo faccia a faccia con le frontiere: mi è stato chiesto in nove anni di andare sempre un po’ più in là, di non fermarmi al già visto e al già sentito, di metterci un po’ di fantasia per affrontare i problemi, di percorrere vie per me tutte nuove.
Dall’Italia al Perù, da Milano a Pucallpa; da una parrocchia di periferia alle comunità sul fiume, fin dentro la foresta Amazzonica; da un ufficio della Caritas ai quartieri poveri; da strade note a posti sperduti.
E via. Un po’ più in là si può, e andare un po’ più in là è semplicemente bello. Scivolare da luoghi comuni, dalle solite cose, perfino dagli stessi panorami e scoprire situazioni molto diverse.
Nel mio caso anche conoscere una chiesa giovane, perfino ingenua e ragazzina, però vivace e creativa. Poi ho scoperto modi diversi di vivere l’esperienza missionaria.
Che non è tanto una gara a chi va più lontano, come i missionari di una volta che partivano e poi tornavano dopo anni con la barba lunga: Toh, chi si vede, potevi mandare almeno una cartolina... ma si, sai com’è, nemmeno io sapevo dov’ero... e alla fine capire che invece la cosa importante e difficile é sempre quella dell’avvicinarsi, del farsi prossimo, dell’entrare nelle case, delicatamente s’intende.
Andare lontano e farsi vicino: due modi diversi per dire la stessa cosa, due verbi adatti a tutti.
Perché per andare lontano, dovunque sia, e per farsi vicino, a chiunque sia, non occorre nessuna patente se non quel passo in più, il desiderio piacevole dell’andare un po’ più in là.
Con parole di fede, credere che un po’ più in là il Signore aspetta. E poi, mentre si cammina scattare fotografie, collezionare ricordi, inchiodare pensieri sulle carte: ne calcolo a grappoli, tra grandezze e miserie, tra valori e contraddizioni, tra novità e tradizioni antiche.
Muoversi tra processi di sviluppo e panorami incantevoli, ma anche tra crimini contro la natura e l’umanità, come la deforestazione massiccia dell’Amazzonia, la produzione e lo spaccio della cocaina, la corruzione dilagante, le violenze sui piccoli: vuol dire essere come un nano tra realtà giganti.
Alla fine mi ritrovo con un piede in Italia e uno in Perù, due bandiere come polmoni, due lingue diverse sulla stessa bocca, il volto su due documenti diversi, la testa un po’ qua e un po’ là: è difficile tornare davvero, anzi qualche pezzo di me rimane tuttora sull’altra sponda dell’Oceano.
E quello che non dicono le foto, resta scritto nell’aria, nell’incontro tra culture secolari e modi differenti di guardare la vita: basterebbe questo per sentire il brivido di quanto ancora c’è da imparare.
Ecco, non si sa come, ma a volte le cose accadono.
Un po’ più in là comincia un mondo.
don Andrea Gilardi
 
da ''InCammino Insieme'' n. 42 del 18 ottobre 2020
 
 
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ottobre 2020 (pag. 40862) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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gr. 15431