Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
Angelo Scola
card. Angelo Scola
prete da 50 anni
- 18 luglio 2020 -




Al Venerabile Nostro Fratello Angelo Scola Cardinale di Santa Romana Chiesa Arcivescovo Emerito di Milano in occasione delle solenni celebrazioni per l’aureo giubileo dei cinquant’anni di ordinazione presbiterale.
Ci congratuliamo con affetto per questo lieto evento e per il lungo ministero svolto con zelo in varie situazioni, comunità ecclesiali e impegni, sia nei luoghi di destinazione, sia in altri compiti a lui affidati, ma anche per le molte eccellenti cooperazioni svolte a favore di tutta la Chiesa e della Sede Apostolica, mentre, invocando l’intercessione della Beatissima Madre di Dio, la Vergine Maria, Regina degli Apostoli, chiediamo per il Nostro Venerabile Fratello tutti i migliori doni spirituali da Cristo Buon Pastore e impartiamo di cuore l’Apostolica Benedizione come pegno di grazie celesti, chiedendo particolari preghiere per l’esercizio del Nostro ministero petrino
 
Francesco




l'intervista
Eminenza, il 18 luglio lei ha “compiuto” 50 anni di Messa. Quali sono state le tappe che più hanno segnato la sua vita sacerdotale in una Chiesa che lei definisce «amabile»?
Le esperienze significative sono molte. Anzitutto, a 18 anni, l’incontro con la realtà creata da don Luigi Giussani che mi ha strappato dall’intorpidimento della vita cristiana, avvenuto in me per quello che chiamerei un “sogno” di carattere politico e di giustizia, pur importante. Da quell’incontro ho invece còlto la necessità del nesso tra l’avvenimento di Cristo e la totalità dei fattori del reale, ossia che tutti gli elementi del reale potevano, nella prospettiva di questo legame, essere vissuti in una maniera diversa. È stato per me un momento decisivo di cambiamento, che ha anche determinato poi il mio ingresso in Seminario e il diventare prete. Devo anche ricordare i momenti di prova, come quello vissuto con la scelta di cambiare Diocesi nell’itinerario di preparazione al sacerdozio. Importanti sono state anche due malattie gravi che ho avuto: la prima si è protratta per un anno e mezzo, la seconda è una malattia cronica molto delicata, dalla quale tuttavia, con una buona terapia, ho imparato molto. Fondamentale e insperato è stato il dono di conoscere grandi personalità della Chiesa internazionale del nostro tempo e di poter lavorare con loro, soprattutto attraverso l’esperienza nella rivista Communio. Penso a San Giovanni Paolo II, ad Hans Urs Von Balthasar, a Joseph Ratzinger, a Eugenio Corecco. Devo essere riconoscente. C’è anche il mio rapporto con il mondo universitario e i compiti che la Chiesa mi ha assegnato, come Vescovo di Grosseto, una Diocesi missionaria molto singolare, ma molto bella, che, da giovanissimo, mi ha insegnato un poco a esercitare il ministero episcopale; l’esperienza di Rettore della Pontificia Università Lateranense e dell’Istituto Giovanni Paolo II; il Patriarcato di Venezia e, infine, l’Episcopato a Milano.
Come giudica la frequenza degli attacchi sempre più duri e insistenti – come lei stesso scrive – al Papa, soprattutto quelli dolorosi che nascono all’interno della Chiesa?
È un segno, secondo me, di contraddizione molto forte e denota appunto un certo infragilimento del popolo di Dio, soprattutto della classe degli intellettuali. È un atteggiamento profondamente sbagliato perché dimentica che «il Papa è il Papa». Non è per affinità di temperamento, di cultura e di sensibilità, per amicizia o perché si condividono o non si condividono certe sue affermazioni che si riconosce il senso del Papa nella Chiesa. Egli è la garanzia ultima, radicale e formale – certamente, attraverso un esercizio sinodale del Ministero petrino – dell’unità della Chiesa. Considero questa modalità di pronunciamenti, lettere, scritti, pretese di giudizi sulla sua azione, soprattutto quando si instaurano paragoni fastidiosi con i papati precedenti, un fenomeno decisamente negativo e da estirpare il primo possibile.
Cosa significa che ogni Papa «va imparato»?
Vuol dire, anzitutto, mettere in evidenza che nella Chiesa, e nella scelta degli uomini chiamati al presbiterato, all’episcopato e al papato, c’è sempre un misto di continuità e di discontinuità. Non c’è da scandalizzarsi della differenza culturale e temperamentale di papa Francesco rispetto a papa Benedetto o rispetto a san Giovanni Paolo II e ai predecessori. Anzi, questo è un elemento che porta ricchezza, perché assicura la possibilità del cambiamento dentro la Chiesa. «Imparare il Papa» vuol dire avere l’umiltà e la pazienza di immedesimarsi nella sua storia personale, nel modo con cui esprime la sua fede, si rivolge a noi, operando le scelte di guida e di governo. A dire il vero, lo spunto per la formula «imparare il Papa» ce lo offre san Giovanni Paolo II, ricordando che quando il cardinale Sapieha lo mandò a Roma – di cui il Papa è il punto di riferimento – disse che il Papa va, appunto, «imparato» pazientemente e non imitato supinamente. Certi gesti di papa Francesco, per esempio, mi colpiscono molto e sono certamente molto significativi per tutti, anche per chi non crede. Io, per il mio temperamento, non ne non sarei capace, ma ognuno ha la sua personalità.
Lei guarda con preoccupazione alla rinascente contrapposizione tra i “guardiani della tradizione”, come li definisce e – diciamo così – i riformisti, temendo l’indebolimento della missione universale della Chiesa. Basti pensare alle accuse avanzate durante il Sinodo panamazzonico di una certa settorialità o al Sinodo dei Vescovi tedeschi…
Sì, è vero, e in questi ultimi anni mi sono interrogato su tutto questo. Nella fase finale del mio Patriarcato a Venezia, e poi come Arcivescovo di Milano, vedevo una certa ricomposizione tra queste due tendenze, che negli anni Settanta avevano certamente indebolito la Chiesa italiana e la sua proposta ecclesiale, con scontri, talora anche dal punto di vista culturale, molto aggressivi. Almeno nell’esercizio del mio episcopato, mi era stato possibile riunire queste persone. Quando ero studente universitario a Milano, ricordo il grande lavoro operato in questo senso da Giancarlo Brasca, Segretario generale della Cattolica, il quale riuniva persone che venivano da varie realtà, spesso tra loro in conflitto. Lo fece con grande merito, secondo me, proprio per aiutare la ripresa del dialogo. Ora mi sembra che stiamo facendo un cammino a ritroso. Molti dicono che la Chiesa è indietro di tanti anni, io dico piuttosto che la Chiesa in Italia sta rischiando di tornare indietro, perché questa dialettica riemerge. In maniera magari più sottile, non così acrimoniosa come fu allora, però riemerge.
Come ha vissuto questo tempo di lockdown dovuto alla pandemia?
Sono stato chiuso in casa e, purtroppo, dovrò farlo ancora per via dei miei acciacchi. Però ho avuto modo di lavorare, di preparare conferenze ed Esercizi da predicare. Il mio problema primario – che c’era, evidentemente, anche prima del Coronavirus – è affrontare la vecchiaia- Ho in mente infatti di scrivere qualcosa su due testi celebri: uno del cardinale Newman intitolato Il sogno di Geronzio (dal greco “vecchietto”), l’altro di Eliot intitolato pure Geronzio. Penso che la pandemia sia una grande provocazione perché pone in primo piano la questione che senza il senso del vivere non si riesce a vivere bene.
Cosa pensa del prolungato digiuno eucaristico che ha portato a non poter celebrare nemmeno la Pasqua?
È stata certamente un’occasione per renderci conto che l’Eucaristia è così imprescindibile che quando, per motivi indipendenti da noi, viene meno, si indebolisce la sostanza della fede. È sbagliato pensare che la pandemia sia un castigo di Dio, ma non dobbiamo credere che Dio non ci stia chiedendo qualcosa. Rendersi conto di questo è l’augurio che faccio anche alla nostra grande Chiesa ambrosiana.
Ecco, a proposito proprio della nostra Chiesa, cosa ricorda di questi anni milanesi sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo?
Per me sono stati anni molto belli e decisivi. Per la mia storia personale è stato un ritorno a casa, perché sono nato in queste terre e ho sempre sentito molto l’ambrosianità. Nel cuore mi sono rimaste tante cose: ho imparato a capire meglio il dono dei nostri sacerdoti, soprattutto compiendo la Visita pastorale o comunque negli incontri in parrocchia. Il mio apprezzamento per il nostro clero è cresciuto molto e questo mi sembra una bella garanzia per il futuro della nostra Chiesa. Nella Visita pastorale mi hanno colpito molto le assemblee iniziali aperte a tutti i fedeli, non solo per la numerosissima frequenza, ma anche per la serietà della preparazione. Resta il dato della grande ricchezza della Chiesa ambrosiana che continua: lo si vede bene anche con l’Arcivescovo Mario, capace, come Ambrogio, di coniugare in maniera limpida, adeguata e rispettosa, la dimensione religiosa con la dimensione civile. La Chiesa ambrosiana è una Chiesa presente e viva, come ho detto nella mia Messa di congedo dalla Diocesi. Nelle sue radici è ancora una Chiesa di popolo, anche se, certo, potrebbe non restarlo ancora per lungo, se noi cristiani non ci disponiamo a una conversione quotidiana.




Nato a Malgrate (Lc), Angelo Scola è prete dal 1970, vescovo dal 1991 e cardinale dal 2003. L'intensa attività accademica è culminata nella nomina a rettore della Pontificia Università Lateranense. Fa parte di numerosi dicasteri vaticani
Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, Cardinale di Santa Romana Chiesa del titolo dei Santi XII Apostoli, Metropolita della Provincia milanese e Capo del Rito Ambrosiano, è nato a Malgrate (Lecco) il 7 novembre 1941, da Carlo (1903-1996), camionista e da Regina Colombo (1901-1992), casalinga. È il minore di due figli (il fratello Pietro è morto nel 1983).
Ha ricevuto la prima educazione cristiana nella parrocchia di San Leonardo in Malgrate e ha partecipato all’Azione Cattolica (Aspiranti e Giac). È stato presidente della Gioventù Studentesca di Lecco. Studente in filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è diventato prima vicepresidente e poi presidente della Fuci dell’Arcidiocesi di Milano (1965-1967).
Dottore in Filosofia e in Teologia. È stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1970 nella diocesi di Teramo. Ha conseguito il dottorato in Teologia a Friburgo (Svizzera), nella cui Facoltà di Teologia è stato assistente di Teologia Morale. Negli stessi anni e fino alla sua nomina episcopale è stato tra i responsabili di Comunione e Liberazione. Ha collaborato alla fondazione della Rivista Internazionale Communio. Nel 1982 è stato nominato professore di Antropologia Teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. È stato Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Eletto Vescovo di Grosseto il 20 luglio 1991, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 21 settembre 1991 dal cardinale Bernardin Gantin nell’Arcibasilica Liberiana di Santa Maria Maggiore in Roma,. Ha svolto il suo ministero pastorale a Grosseto dal settembre 1991 al settembre 1995, riaprendo il Seminario, fondando la Scuola Media e il Liceo Diocesani e dando impulso al rinnovamento dell’iniziazione cristiana e della catechesi.
Nel luglio del 1995 è stato nominato dal Santo Padre Rettore della Pontificia Università Lateranense e due mesi dopo Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. In qualità di Rettore e Preside ha promosso la qualità della vita accademica ordinaria, la formazione di giovani docenti e l’internazionalizzazione dell’Università, dando vita all’estero a nuove affiliazioni alle Facoltà e a nuove sezioni dell’Istituto Giovanni Paolo II.
Il 5 gennaio 2002 è stato nominato Patriarca di Venezia. Il 3 marzo successivo ha fatto il suo ingresso in Diocesi accolto dal Patriarca emerito, il cardinale Marco Cè. Il 9 aprile 2002 è stato eletto Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta. Viene creato Cardinale del Titolo dei Ss. Apostoli da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 21 ottobre 2003.
Come Patriarca di Venezia si è impegnato nella Visita Pastorale (2004-2011) – conclusa dal Santo Padre l’8 maggio 2011 – caratterizzata da quattro scopi: rigenerare il popolo cristiano, educare al “pensiero di Cristo” e alla capillare azione di carità e condivisione, essere testimoni in tutti gli ambienti dell’umana esistenza. A partire dal 2005 ha guidato regolarmente una Scuola di metodo di vita cristiana per trecento responsabili di parrocchie e aggregazioni di fedeli. Ha prestato particolare attenzione all’iniziazione cristiana, impegnandosi nella valorizzazione dei patronati-oratori. Ha dato vita allo Studium Generale Marcianum (Facoltà di Diritto Canonico, Istituto Superiore di Scienze Religiose San Lorenzo Giustiniani, Scuole e Liceo della Fondazione Giovanni Paolo I…) e alla Fondazione Internazionale Oasis. Ha promosso e portato a termine l’erezione della Facoltà Teologica del Triveneto divenendo il suo primo Gran Cancelliere.
Il 28 giugno 2011 viene nominato da Papa Benedetto XVI Arcivescovo Metropolita di Milano. Venerdì 9 settembre prende possesso dell’Arcidiocesi per procura. Il 21 settembre riceve il Pallio del Santo Padre nella Cappella del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Domenica 25 settembre 2011 fa il suo ingresso ufficiale in Diocesi accolto dall’Arcivescovo emerito, il cardinale Dionigi Tettamanzi.
Dal 27 settembre al 6 ottobre 2011 incontra le realtà diocesane della “fragilità”, della cultura, della comunicazione, del lavoro, economia e impresa, della politica e delle istituzioni. L’11 ottobre 2011 invia alla Diocesi la lettera “Il bene della famiglia. Per confermare la nostra fede”. Tra il 12 ottobre e l’8 novembre incontra per la prima volta – nelle città capoluogo – le sette Zone pastorali della Diocesi in assemblee generali del clero e di tutti i fedeli, ripetute anche questo secondo anno pastorale.
  • Il 10 novembre 2011 viene eletto Presidente della Conferenza Episcopale Lombarda.
  • Il 21 marzo 2012 viene eletto Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori.
  • Il 27 aprile 2012 apre in Duomo a Milano il VII Incontro mondiale delle Famiglie.
  • Il 1° giugno 2012 accoglie papa Benedetto XVI a Milano per il VII Incontro mondiale delle Famiglie e la Visita Pastorale alla Diocesi di Milano.
  • Il 3 giugno 2012 concelebra a Bresso (Mi) con papa Benedetto XVI e un milione di fedeli la solenne S.Messa a conclusione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie.
  • Il 3 settembre 2012 nel Duomo di Milano presiede i solenni funerali del cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo emerito.
  • L’8 settembre 2012 apre l’anno pastorale e invia alla Diocesi di Milano la Lettera Pastorale “Alla scoperta del Dio vicino”.
  • Il 29 novembre 2012 lancia la seconda fase del Fondo Famiglia Lavoro a sostegno delle persone colpite dalla crisi economico-finanziaria.
  • Il 6 dicembre 2012, in occasione del Discorso alla Città della vigilia della Festa di S. Ambrogio, apre le celebrazioni per il 1700° anniversario dell’Editto di Milano.
  • In Avvento, in Quaresima e nel mese di maggio, l’Arcivescovo propone una catechesi in Duomo a cui sono invitati tutti i milanesi.
  • Sta dedicando particolare attenzione al mondo giovanile attraverso regolari assemblee diocesane. Ha dialogato con i giovani della Diocesi il 24 gennaio nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano e il 14 febbraio 2013 nell’aeroporto di Malpensa.
  • Autore di numerosi volumi e articoli teologici, pastorali e culturali, ha partecipato quattro volte all’Assemblea del Sinodo dei Vescovi: la prima in qualità di esperto (1987), la seconda come Relatore Generale sul tema “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa” (2005), le ultime due volte come Padre Sinodale (2008 e 2012).
    Il cardinale Angelo Scola è membro dei seguenti dicasteri della Santa Sede:
  • Congregazione per la Dottrina della Fede
  • Congregazione per le Chiese Orientali
  • Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
  • Congregazione per il Clero
  • Pontificio Consiglio per i Laici
  • Pontificio Consiglio per la Famiglia
  • Pontificio Consiglio per la Cultura
  • Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione
  • Consiglio dei Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede
  • Il cardinale Angelo Scola è inoltre:
  • Membro del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana
  • Presidente della Conferenza Episcopale Lombarda
  • Gran Cancelliere della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale

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        @ Parrocchia di Cornaredo        @ Parrocchia di San Pietro    


    luglio 2020 (pag. 40846) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
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    gr. 18995