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Pentecoste nelle parole del Papa
Pentecoste
parole del Papa

Quest'anno la Pentecoste è stata il 31 maggio - l'anno prossimo sarà il 23 maggio

 cenni sulla Solennità

Senza lo Spirito Santo non siamo cristiani
È “lo sconosciuto della nostra fede” dice Papa Francesco (Omelia a Santa Marta, 13 maggio 2013): eppure, senza di Lui non siamo cristiani, non esiste la Chiesa né la sua missione.
Senza di Lui viviamo una doppia vita: cristiani a parole, “mondani” nei fatti.
Lo Spirito ci fa vivere da risorti
Lo Spirito “non è una cosa astratta”, è una Persona che ci cambia la vita: com’è accaduto agli apostoli, ancora timorosi e chiusi nel Cenacolo, nonostante avessero visto Gesù risorto, e dopo Pentecoste “impazienti di raggiungere confini ignoti” per annunciare il Vangelo, senza più paura di dare la vita.
“La loro storia ci dice che persino vedere il Risorto non basta, se non lo si accoglie nel cuore. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da risorti.
Ed è lo Spirito che fa vivere e rivivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro” (Omelia di Pentecoste, 9 giugno 2019).
Diventiamo figli di Dio e fratelli tra di noi grazie allo Spirito
La nuova vita, quella vera di risorti, è “riallacciare la nostra relazione col Padre, rovinata dal peccato”.
Questa è la missione di Gesù: “toglierci dalla condizione di orfani e restituirci a quella di figli” amati da Dio. “La paternità di Dio si riattiva in noi grazie all’opera redentrice di Cristo e al dono dello Spirito Santo”.
È grazie a questa relazione col Padre e col Figlio che “lo Spirito Santo ci fa entrare in una nuova dinamica di fraternità.
Mediante il Fratello universale, che è Gesù, possiamo relazionarci agli altri in modo nuovo, non più come orfani, ma come figli dello stesso Padre buono e misericordioso.
E questo cambia tutto! Possiamo guardarci come fratelli” (Omelia di Pentecoste, 15 maggio 2016).
L’uomo spirituale porta concordia dov’è conflitto
Noi dobbiamo sempre diminuire, Gesù deve sempre crescere in noi. Il rischio è di servirsi di Cristo più che servirlo.
La via è uscire da noi stessi, allontanandoci dal nostro egocentrismo.
È possibile grazie alla preghiera che suscita in noi lo Spirito. “Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti.
Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati” (Omelia a Istanbul, 29 novembre 2014).
Chi vive secondo lo Spirito “porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto.
Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso”.
“Per essere spirituali” occorre mettere lo sguardo dello Spirito “davanti al nostro” (Omelia di Pentecoste, 9 giugno 2019).
Le immagini:
  • accanto al titolo: Duccio di Boninsegna, Pentecoste (1311 - coronamento della Maestà), Siena, Museo dell'Opera della Metropolitana.
  • in basso: Jean II Restout, Pentecoste, olio su tela (1732), Parigi, Museo del Louvre.
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        @ Parrocchia di Cornaredo        @ Parrocchia di San Pietro    

    maggio 2020 (pag. 40606) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
    www.comunitasantiapostoli.it/aa/aa0_pentecoste.asp
     
    gr. 11761