Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
la Bacheca della Comunità Santi Apostoli



Corpus Domini
"Torniamo al gusto del pane"
- omelia del 16 giugno 2022 -


cenni sulla Solennità
1. Il gusto della vita Vivere e gustare la vita. Camminare e gustare il cammino. Abitare la città e gustare la città. Lavorare e gustare il lavoro. Incontrare persone e gustare l’incontro. Leggere e gustare la lettura. Pensare e gustare il pensiero. Parlare e gustare la conversazione. Essere giovani e gustare la giovinezza. Essere adulti e gustare la responsabilità. Essere genitori e gustare di donare vita e futuro. Essere anziani e vecchi e gustare di essere nonni. Essere uomini e donne e gustare di essere persone che si piacciono, che esprimono il gusto di vivere, il gusto di essere famiglia e accogliere e custodire la vita. Essere amici e gustare l’amicizia feconda di bene. Dare un aiuto a chi ha bisogno e gustare la gioia e il pane condiviso. Rispettare le regole del convivere e gustare la vita ordinata e il buon vicinato. Mangiare il pane e gustare il pane. Forse ci sono pratiche religiose che suggeriscono la rinuncia, l’ascesi, la penitenza. Ma la fede cristiana è la fede nel Figlio di Dio che ha provato gioia nell’incarnazione, nel camminare tra i figli degli uomini, nell’abitare in famiglia, nel lavorare in bottega, nel sedere a mensa e gustare il pane condiviso. Anche i discepoli di Gesù talora digiunano, come Gesù ha digiunato quaranta giorni e quaranta notti e ha respinto la tentazione di trasformare le pietre in pane. Gesù e i suoi discepoli talora digiunano ma per ricordarsi dell’essenziale e per tornare al gusto del pane: la sazietà dei capricci infatti fa perdere il gusto dell’essenziale.
2. Camminiamo nella città difficile per testimoniare il gusto della vita. I discepoli di Gesù camminano in città e testimoniano il gusto per la vita, la gioia di essere vivi. Attraversano anche la città difficile e non sono ingenui e giulivi. Vedono le complicazioni e il degrado. Avvertono il pericolo e il malumore la rabbia e la cattiveria.
Ma non trovano mai una ragione per provare disgusto della vita, della città e dei suoi abitanti.
3. Il gusto del pane rivelazione del desiderio di Dio per dare gusto alla vita. Nella città difficile, nella vita complicata, nei tempi del grigiore e della paura i discepoli fanno memoria di Gesù, come Lui spezzano il pane e sperimentano che il pane è buono, il pane è abbondante, tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste (Lc 9,17). Eppure il pane non basta, neppure l’abbondanza. E si domandano: perché il pane non basta? Perché dopo aver mangiato a sazietà, ancora ritorna la fame? Siamo forse destinati a non essere mai felici? Forse un dio invidioso ha destinato uomini e donne a essere sempre insoddisfatti, sempre dipendenti, sempre segnati dal bisogno? Perché il pane non basta? perché il gusto della vita può degenerare in disgusto e desiderio di morte e rassegnazione a morire? Noi celebriamo la rivelazione delle intenzioni di Dio di fronte all’incompiuto della gioia di vivere, del gusto del pane, della fame che si sazia e poi ritorna. Gesù si cura della folla affamata nel deserto, qui siamo in una zona deserta. E così Gesù rivela l’intenzione di Dio che ha piantato il giardino in Eden. Dio non vuole il deserto, Dio ha creato la terra e ogni cosa perché i suoi figli provino gusto alla vita e si rallegrino dei frutti della terra e del loro lavoro. In questa intenzione di Dio tutto ha la bellezza e la delicatezza del dono: tutto diventa un segno, un aprirsi delle cose verso il mistero. È buono il pane, è segno della bontà della terra e della bontà e bellezza dell’arte e del lavoro che ha prodotto il pane e della solidarietà tra i fratelli che l’ha fatto arrivare fino alla tavola di casa tua. Questa è l’intenzione di Dio: che tutto sia dono e nella cura per ogni dono ricevuto i suoi figli si sentano fieri e lieti di essere vivi, di essere capaci di coltivare la terra e di trarne il pane e il vino, di essere a immagine del Creatore, capaci di creare. Questa è l’intenzione di Dio: che il pane sia spezzato in rendimento di grazie, per riconoscere che tutto è dono e nel dono è scritto l’amore invincibile che dà alla vita il gusto dell’eterno, della vita di Dio. Ma quando Dio vide che le cose buone invece che dono erano diventate proprietà privata conquistata con la violenza, e i doni diventavano oggetto di contesa, di rapina, di violenza, Dio ha continuato a donarsi: il Figlio Gesù ha rivelato il cuore di Dio. Se non vi basta il pane per provare gusto a vivere e a rendere grazie al Padre, se non vi basta la mia parola per provare gusto a conoscere il Padre e colui che il Padre ha mandato, se non vi basta la mia compassione per provare gusto a prendervi cura gli uni degli altri, allora prendete me, allora io prendo il pane e ne faccio sacramento di salvezza, allora io vi do la mia vita perché ci sia in voi speranza di vita eterna.
4. Torniamo al gusto del pane. Il XXVII Congresso eucaristico nazionale si celebra quest’anno a Matera (22-25 settembre). Il tema è indicato nel titolo Torniamo al gusto del pane – Per una Chiesa eucaristica e sinodale – e vuole essere un invito a gustare la vita. È anche un rimprovero e un invito a conversione per tutto quanto abbiamo sbagliato e per come il dono di Dio è stato frainteso e ignorato. Ma vuole essere soprattutto un motivo per fare festa e ringraziare. Il pane è buono, e Gesù nel pane consacrato non offre solo il gusto che piace alla bocca e sazia il corpo, ma il dono che porta a compimento la vocazione alla felicità che inquieta le persone e la città, il dono di sé che rende possibile partecipare alla sua vita, la vita del Figlio che spezza il pane e rende grazie e nel pane e nel vino si offre per la comunione con la vita di Dio. La vita eterna eterna.

 
da InCammino n. 25 del 19 giugno 2022
 
 
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giugno 2022
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