Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
la Bacheca della Comunità Santi Apostoli



Corpus Domini
"Dov'è la mia stanza?"
- omelia del 3 giugno 2021 -


cenni sulla Solennità
1. Dove? “la mia stanza” Dove si celebra la Pasqua? Dove si incontra il mistero di Dio? La devozione ha cercato un luogo, la tradizione ha dedicato uno spazio, il desiderio dell’incontro si è immaginato una dimora. Abita forse il mistero in una casa costruita dalle mani degli uomini? C’è nella pratica della religione la tentazione di edificare un tempio come riservato a Dio. La città ha edificato templi. La tentazione induce a pensare che Dio abita nel tempio e la città vive senza Dio. La domanda della donna samaritana è l’occasione in cui Gesù smentisce il pregiudizio religioso: Dove dobbiamo adorare, su questo monte o in Gerusalemme? Né su questo monte, né a Gerusalemme, … i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4,23).
2. Dove? “nell’intimo del mio cuore”. Dove si celebra la Pasqua? Dove si pratica l’adorazione? L’individualismo occidentale contemporaneo manifesta un disagio verso le manifestazioni pubbliche della fede dei credenti. La religione è ammessa nella città secolare come un sentimento opzionale, come una pratica privata. Sì, tutti hanno diritto a praticare la loro religione, purché non disturbino, purché non interrompano gli affari e il traffico cittadino. “Sì, io sono credente, ma a modo mio; prego, ma non c’è bisogno di andare a messa”. Il sentimento religioso, che sembra inestirpabile da cuore umano, non ha però bisogno di un luogo e di un tempo. Ciascuno coltiva la sua spiritualità e immagina il suo dio, perché contribuisca al suo privato benessere, a stare bene con se stesso.
3. Dove? Questo è il sangue dell’alleanza. Gesù celebra la Pasqua e offre la sua vita nel sangue che stabilisce l’alleanza di Dio con il suo popolo. Ecco dove è presente il mistero che salva: nell’alleanza. L’alleanza non è un sentimento privato, non è una fantasia, non è una terapia per stare bene con se stessi. L’alleanza è convocazione. Il popolo santo di Dio è convocato insieme con i discepoli per ricevere il dono della vita di Dio che Gesù offre. L’alleanza è nel pane, l’alleanza è nel vino: corpo e sangue.
4. Dove? La celebrazione del mistero presenza dello Spirito. La dimensione sacramentale della vita cristiana è la grazia che definisce il dove senza rendere la casa un limite che trattiene il dono come fosse una cosa e insieme rende partecipi dello Spirito senza che spirituale significhi una interiorità evanescente e precaria. Il popolo è convocato per entrare nella comunione che salva. Non si può fare la comunione per televisione. Ma la comunione non è nutrirsi di un pane come fosse ricevere una “cosa”, è alleanza che rende partecipi della Pasqua di Gesù. Celebrare l’Eucaristia è accogliere la parola, lasciarsi istruire dalla sapienza che viene dall’alto, ardere dell’amore che accende la vita. - La Parola chiama ciascuno, la vita è vocazione e coloro che rispondono dalla chiamata si radunano per essere un cuore solo e un’anima sola, scambiarsi il segno della pace, condividere l’unico pane per diventare un solo corpo in Cristo. L’alleanza celebrata non è un rito che sta rinchiuso nella celebrazione. È infatti il dono di una vita nuova: il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente (Ebr 9,14). La vita nuova, il servizio al Dio vivente, non è la pratica privata di qualche segno di devozione. È il dono di una coscienza pura, per stare davanti a Dio e interpretare il tempo che viviamo come tempo in cui rispondere alla nostra vocazione a servire il Dio vivente. - Interpretare il nostro tempo: abbiamo bisogno della sapienza che viene dall’alto. E come interpreta questo momento chi riceve la sapienza di Dio? Questo è il tempo in cui Dio ama i suoi figli e vuole che tutti siano salvati. L’amore di Dio si è manifestato in Gesù: non è una magia che dissolve i problemi, pone fine ai disastri causati dalla stupidità umana, dall’avidità umana, dall’imprevedibile capriccio della natura. - Lo Spirito accende un ardore. L’amore di Dio si manifesta nel servizio di Gesù e di coloro che imitano Gesù. Coloro che hanno il pensiero di Cristo non si sentono autorizzati a criticare Dio per la sua assenza, per la sua indifferenza. Piuttosto sanno di essere chiamati a servire: se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni degli altri (Gv 13,14)


Incontro diocesano
dei Ministri straordinari della Comunione Eucaristica
Dal punto di vista della Pasqua
1. Si aprirono loro gli occhi (Lc 24,31). Che cosa vedono gli occhi “impediti di riconoscerlo” (Lc 24,16)? Vedono la storia come una tragedia fallimentare, una promessa non mantenuta, una speranza delusa. Vedono la predicazione di Gesù come una impresa politica per liberare Israele. Vedono buoni motivi per fermarsi con il volto triste e invitare il viandante sconosciuto a essere realista e informato su quello che “è accaduto in questi giorni” (Lc 24,19). Gli occhi dei discepoli tristi si aprono allo spezzare del pane. Quale esperienza di rivelazione, di sguardo nuovo è offerto dal segno che Gesù pone? Il segno rivela il significato del suo consegnarsi alla morte, come aveva insegnato nella cena pasquale: Prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me (Lc 22,19). I discepoli riconoscono quindi nello spezzare del pane la rivelazione del senso della morte di Gesù, del suo corpo dato: il morire di Gesù è principio di vita. Gesù quindi nel morire ha portato a compimento l’amore che fa vivere e non ha fallito la sua missione di liberare Israele. La morte è compimento e non fallimento. Il servizio della comunione ai malati può essere per il ministro e per il malato la grazia di aprire ancora gli occhi e riconoscere la presenza di Gesù. Talora è proprio la gioia del malato che riceve la comunione che rivela al ministro la presenza di Gesù risorto: non si tratta infatti solo di una visita da parte di persone di buone volontà che, a nome della comunità interrompono la solitudine del malato. Non basterebbe questo a dare tale gioia e, in ogni caso, si capisce che i malati gioiscono per qualche cosa di più profondo: è Gesù che si rivela salvatore e promessa di salvezza.
2. Gli occhi impediti. I discepoli non riconoscono Gesù, devono compiere un itinerario fino a Emmaus perché i loro occhi possano aprirsi. Quando gli occhi sono impediti, il cuore si ostina nell’incredulità. La testimonianza delle donne, la visione degli angeli, il messaggio che Gesù è vivo non convertono lo scetticismo. Ma lui non l’hanno visto. Quando c’è la persuasione che lo scetticismo sia la forma più intelligente del realismo, anche il rimprovero, l’annuncio della parola, la spiegazione delle scritture non bastano a convincere che lo scetticismo è ottusità, non realismo. La realtà è la risurrezione. I ministri sono testimoni della risurrezione: da loro viene un fuoco che accende anche le persone spente. Anche i parenti dei malati, quando sono presenti, possono essere aiutati ad aprire gli occhi.
3. Due di loro. Il cammino è più leggero se si cammina insieme. L’amicizia è un grande dono nei giorni lieti e nei giorni tristi. Tuttavia può diventare una complicità nell’alimentare la tristezza. L’amicizia può diventare una condivisione della fede che rende appassionata la testimonianza e permette di rileggere l’itinerario percorso condividendo l’esperienza. L’ardore diventa più appassionato, se lo condividono gli amici; la partenza senza indugio è più convincente se si parte insieme; la testimonianza più credibile se non è individuale. L’amicizia, la fraternità, i legami di affetto che si stabiliscono tra le persone unite nella fede e nella devozione eucaristica sono un dono grande. Una specifica attenzione e gratitudine può rendere più gradito il ministero e la visita, sempre con discrezione e rispetto.

 
da InCammino n. 23 del 6 giugno 2021
 
 
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giugno 2021
pg. 41006 - gr.21050
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