Parrocchia San Pietro apostolo in San Pietro all'Olmo
Parrocchia Santi Giacomo e Filippo in Cornaredo
la Bacheca

Ascensione del Signore
nel quarantesimo giorno di Pasqua
quest'anno è stata giovedì 21 maggio
(nel rito romano: domenica 24 maggio)
nel 2021 sarà giovedì 13 maggio
(nel rito romano: domenica 16 maggio)


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cenni sulla Solennità


1. Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! (Lc 24,39). Per riconoscere nell’apparizione che sconcerta i discepoli, Gesù indica come prima via quella delle ferite della passione.
Il suo amore è giunto al compimento nella consegna senza riserve agli uomini, così che ne hanno fatto quello che hanno voluto.
Ma le ferite di Gesù invece di denunciare la crudeltà umana sono diventate un segno per riconoscere l’amore giunto al compimento.
2. La Chiesa corpo di Cristo: piaghe e ferite. Nella storia il ministero è per edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio (Ef 4,11s).
Nel corpo di Cristo che prende concretezza con l’Ascensione di Gesù in cielo uomini dotti e santi hanno riconosciuto le piaghe.
Sono state denunciate come un principio di corruzione del corpo di Cristo, un male da contrastare, perché la Chiesa sia un segno più limpido della presenza di Gesù.
Ma forse il mistero della Chiesa mostra anche delle ferite simili a quelle di Gesù, cioè dei segni di un consegnarsi, di un amaro, di un perseverare nella missione che permettono di riconoscere la presenza del mistero che salva.
3. Le ferite.
1. La ferita dell’incompiuto. La chiesa porta una ferita: annuncia il Regno di Dio, ma non è il Regno. Vive di una promessa che non è un compimento.
Vive la tensione tra la missione “fino ai confini della terra” e insieme il desiderio di essere con Cristo.
Vive la tensione tra l’essere il più piccolo tra tutti t semi e l’essere l’albero grande in cui si rifugiano gli uccelli del cielo.
La ferita dell’incompiuto è quella che convince alla speranza, perché la promessa non delude: verrà nello stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo.
2. La ferita dell’impotenza. Restate finché non siate rivestiti di potenza dall’alto.
Il gruppo dei discepoli, le donne venute dalla Galilea, i parenti di Gesù, quelli che sono soliti riunirsi nella stanza al piano superiore, non sono all’altezza della missione che hanno ricevuto.
ttendono d’essere rivestiti di potenza. La ferita dell’impotenza convince alla preghiera. (Erano perseveranti e concordi nella preghiera…).
3. La ferita della gioia che crea esitazione. Per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore.
Questa parola enigmatica parla di una gioia che trattiene dalla fede.
Forse allude a una euforia che non diventa concreta consegna alla via indicata da Gesù, forse allude al lieto fine che diventa un sollievo invece che una decisione.
La ferita della gioia esitante convince alla decisione.
4. La ferita della molteplicità dei ministeri. Alcuni apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri…
L’apostolo indica la molteplicità dei ministeri come una convocazione: si intuisce la fatica della comunione ecclesiale nell’esercizio dei diversi compiti.
Tendono inevitabilmente a collidere, a essere ruoli che rivendicano uno spazio, a essere contributi che rivendicano dei meriti.
La comunione dei carismi è faticosa. La ferita della pluralità dei ministeri convince a conferire primato all’opera comune, quella di edificare il corpo di Cristo.
5. La ferita della mente chiusa. Aprì loro la mente per comprendere le Scritture. I discepoli sperimentano il loro smarrimento di fronte alla scrittura.
Sembra che non sappiano comprenderle.
Hanno bisogno di una apertura di mente per comprendere tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti, e nei salmi.
La ferita della mente chiusa convince all’ascolto delle scritture secondo la storia di Gesù.
Le ferite della Chiesa sono rivelazione della sua conformazione a Gesù e del suo desiderio di essere condotta da Gesù fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
 
Mario Delpini
Arcivescovo di Mila no
(L'Ascensione di Gesù al Cielo, Daniele Crespi, affresco (1626-1629), Certosa di Garegnano, Milano)

 
da ''InCammino Insieme'' n. 21 del 24 maggio 2020
 
 

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maggio 2020 (pag. 40576) - invio alla redazione di segnalazioni su questa pagina -
www.comunitasantiapostoli.it/a/a0_ascensione.asp
 
gr. 16829